23 agosto Ore 16,30 - al tramonto. Sotto i ruderi di Gioiosa Guardia.Per chi è stato con noi gli anni trascorsi ricordiamo che la strada è stata rifatta.Una nuova installazione pubblica nella contrada di FicoIl progetto Ficaria 2025, promosso dal Sicily Lab, inaugura una nuova installazione pubblica nella contrada di Fico, proseguendo il percorso intrapreso negli anni scorsi con interventi mirati alla valorizzazione del territorio gioiosano:Metatono, che ha riportato l’attenzione sulla Grotta del Tono nei pressi della Stazione ferroviaria di Gioiosa marea, abitata fin dall’età eneolitica,;UnLost Gioiosa, che ha ricostruito digitalmente l'antico abitato medievale di Gioiosa Guardia abbandonato all'inizio dell'Ottocento;Hellas Gioiosa, incentrata sull’insediamento siculo, poi ellenizzato (XI-V secolo a.C.), distrutto contestualmente alla fondazione di Tindari nel 396 a.C. Quest'ultimo progetto ha visto la realizzazione di un tempio contemporaneo dedicato alla dea Hestia sulla sommità del monte, probabile sede dell'antica acropoli.Quest’anno, con Ficaria 2025, il Sicily Lab avvia simbolicamente un "contro-esodo" dalla sommità del monte verso valle, nel segno della cura e della valorizzazione delle comunità locali. La contrada di Fico, situata duecento metri sotto la cresta montuosa verso Gioiosa Marea, rappresenta un caso esemplare di resilienza contro lo spopolamento delle aree interne. Nonostante la diffusa tendenza al declino demografico, Fico ha infatti registrato un lieve incremento della popolazione rispetto ai dati degli anni Settanta.Il Sicily Lab ha indagato in profondità questa anomalia virtuosa, dedicando un numero monografico della sua rivista. Per comprenderne il senso pieno, è necessario adottare uno sguardo nuovo: non separare gli aspetti fisici, economici e sociali, ma leggerli come un sistema interconnesso, in una prospettiva ecologica e quindi di paesaggio culturale.In questo approccio si inserisce il neologismo "Architoir": un termine che evoca il termine di terroir (nato in ambito enologico per descrivere l’unicità di un vino legata a un determinato territorio), ma che oggi può essere esteso a un contesto più ampio, capace di tenere insieme geografia, clima, suolo, pratiche agricole, storia, costruzioni autoctone e arrchitettura. Un sistema che coinvolge in modo profondo anche la dimensione antropologica: le strutture sociali, le attività produttive, i saperi locali.La comunità di Fico si configura così non solo come un raro esempio di resilienza attiva, ma anche — e forse soprattutto — come fonte di ispirazione per il futuro delle aree interne e per una nuova alleanza tra paesaggio, cultura e abitare.Per celebrare questa straordinaria esperienza di comunità, il Sicily Lab, insieme al Comune di Gioiosa Marea, ha deciso di realizzare a Fico un padiglione circolare aperto verso il cielo, concepito come luogo simbolico di incontro, dialogo e condivisione. Al suo centro, un tavolo e alcune sedie evocano l'essenza stessa della comunità: lo stare insieme e il confronto.L’evento inaugurale del padiglione si terrà sabato 31 agosto a partire dalle ore 16:30, con la partecipazione di cittadini, amici, artisti e studiosi.La giornata culminerà, al calar del sole, con un concerto e una lettura poetica a cura del Parco Archeologico di Tindari, in dialogo con il paesaggio, la memoria e la comunità.Autore Sicily Lab:Antonino Saggio, professore architettoMichele Fasolo, archeologoDavide Motta, architettoAndrea Di Santo, architettoAlessandra Antonini, architetto fotografaMartina Cristaudo, architettoFederica Mercuri, architetto Chiara Corsetti, Laureanda in architetturaCommittenteComune di Gioiosa Marea:Dr.ssa Giusy La Galia, Sindaca di Gioiosa MareaTeodoro La Monica, Assessore ai Beni culturaliCon il supporto diMichela Falcone, lecturer UK, architetto Valerio Perna, lecturer AL, architetto Gaetano De Francesco, ricercatore architetto Antonello Marotta, professore architettoTutti i dettagli https://www.nitrosaggio.net/Ficaria2025/
Il tema è stato approfondito nel numero mono grafico di On/Off magazine
“Architoir”
https://onnoffmagazine.com/architoir/
Tra gli altri articoli:
Architoir | Editoriale
Da territorio a Architoir
La contrada Fico a Gioiosa Guardia
Il paesaggio culturale tra geofilosofia e praticheprogettuali
Mi associo al dolore dei familiari e dei tanti amici per la scomparsa di Cesare Casati. Dopo molti anni con Gio Ponti suo amato maestro a Domus, che diresse alla fine degli anni Settanta, fondò nel 1986 L’Arca. Era una rivista piena di cose e rutilante di idee e novità. Molte arrivarono troppo presto e non furono affatto capite. Per esempio, chi ha pubblicato con un servizio serio Biosphere 2.? L’Arca! Chi il lavoro di Johansen? L’Arca. E le sperimentazioni digitali? L’Arca. E Massimiliano Fuksas quando era da tutti inviso? L'Arca. Mentre riviste blasonate riuscivano a farci sembrare noiosi e inutili architetti che amavamo profondamente (vi ho parlato del numero di Casabella su Kay Fisker) l’Arca con Cesare direttore promuoveva costantemente il nuovo senza timori né sussieghi. In una fase, grazie a Marco Petreschi insegnò a Valle Giulia ed era contento di farlo come capivo quando ogni tanto ci si incrociava. Abbiamo gestito insieme un grande convegno all’Auditorium di Roma nel 2008 (nella foto mentre interviene il suo amico John Johansen) che voleva indicare la indispensabilità per l’architettura di incontrare la scienza, che era un suo leit-motiv, ed ecco perchè portai John Allen e ne fu entusiasta. Nel 2012 curai su suo incarico per intero un numero dell’Arca dedicato alle infrastrutture di nuova generazione e sulle linee tranviarie nel recupero urbano (il nostro anello si chiamava Urban green line). E ricordo il pacco di riviste con cui arrivò in treno da Milano e che distribuì gratuitamente alla Casa dell’architettura. Mi sarebbe piaciuto stare di più con lui e mi addolora molto la sua scomparsa. Ancora un grande abbraccio ai suoi cari e ai membri della redazione de L'Arca.
Mi sembra il minimo: vedere dal Canada la serie di Netflix “Il Gattopardo”. Come è stato notato, per esempio nella recensione su Elle, è bene recidere i cordoni con il romanzo e con il film. Sono generi, tempi, strutture narrative profondamente diverse. Il serial va giudicato nella struttura del serial, io ho davanti l’edizione Feltrinelli del libro ampiamente rifiutato dalla intellighenzia del tempo, perchè mai bisognerebbe attenervisi fedelmente? Qui invece si crea s iinventa si dà uno spessore nuovo ai personaggi. Ma vi chiederete come è il serial per me?Molto bello , ecco il mio parere. Concetta, interpretata da Benedetta Porcaroli è il nuovo centro di tutto. Insieme alle spettacolari ambientazioni.Voto 8, 1/2. In attesa dei detrattori of course.COMMENTI SU FB
Dettaglio Giove Nettuno e Plutone. A guardare il dipinto in grande dettaglio si scorgerebbe una quarta testa di un cane sorridente. Se così fosse, sarebbe il famoso Cornacchia di Caravaggio?Un brano del contemporaneo di Caravaggio, Giovanni Baglione ci ricorda che il pittore aveva un cane che era addestrato a fare giochi e che Caravaggio lo portava spesso con sé. Anzi questa abitudine era diventata un poco una moda, tanto che altri pittori lo copiavano. “Michelagnolo da Caravaggio, il quale menava sempre con sé un cane barbone negro, detto Cornacchia, che facea bellissimi giuochi”.
Questo brano di Baglione, Le Vite de’ Pittori, Scultori et Architetti, pubblicato nel 1642 è citato in "Cornacchia, il cane-barbone sapiente e giocoliere del Caravaggio. L'amore dell'artista per i cani” del 7 maggio 2020 di Maurizio Bernardelli Curuz in Stilearte rivista on line.
In questo articolo si discute anche del dipinto Giove Nettuno Plutone, per citare la presenza di Cerbero il cane a tre teste e l’autore nota che anziché “assegnare a Cerbero il volto aggressivo di mostruosi molossi, simili a draghi, Michelangelo Merisi pensa di utilizzare un meticcio nervoso, dotato di tre teste. Un abbassamento di cornice aulica, una presenza in grado di rievocare i latrati, gli ululati e l’incontenibile, nervoso abbaiare dei cani di piccola taglia.”
Occupandoci monograficamente del dipinto ho scritto a quattro mani con il prof. Dario Costi un articolo pubblicato sulla rivista “Left “ di marzo 2025 che presentava una intuizione di Costi sulla relazione tra il cerchio luminoso di questo dipinto e l’oculo del Pantheon, insieme ad altri aspetti che riguardano la relazione tra il committente e l’artista e la collocazione del dipinto, la presenza di connotazioni omoerotiche che la critica d’arte italiana tende a offuscare al di là di ogni evidenza. Ma, studiando il dipinto attraverso degli ingrandimenti molto elevati su immagini ad alta risoluzione, ho creduto di individuare la testa di un quarto cane che si infila mansueto tra le tre teste di Cerbero! Un dettaglio non presente nell'articolo del 1969 in “Storia dell’arte”n. 3 in cui la storica dell’arte Giuliana Zandri pubblica Un probabile dipinto murale del Caravaggio per il Cardinale Del Monte che sancisce l'arrivo di questo dipinto nella produzione di Caravaggio.
Che si tratti di un cane dipende dal punto di vista. Da alcuni scorci sembrerebbe invece l'orecchio della testa del cane centrale, come mi ha fatto notare Michele Cuppone in una sua lettera, che sia un cane apparirebbe evidente a chi scrive dalla immagine in apertura, mentre che in questo caso sia proprio Cornacchia è una deduzione, corroborata però da alcuni fatti.
Innanzitutto le tre divinità del dipinto sono, ormai da quasi tutti gli studiosi, considerate un autoritratto del pittore. Infatti le sue fattezze, la barba e i capelli lunghi sono molto vicini al personaggio sullo sfondo nel martirio di San Matteo unanimemente considerato un autoritratto.
Se la testa di un cane è inserita tra le tre teste di Cerbero è quindi più che plausibile che il pittore inserisca il proprio cane che accompagna amichevolmente il proprio autoritratto e che forse gli faceva compagnia mentre stava sul ponteggio.
Inoltre, come si, sa il dipinto si trova nel camerino del Cardinal Del Monte, figura di ragguardevole importanza e grande mecenate del Caravaggio. Il pittore viveva con il cardinale nella grande dimora di palazzo Madama in quel 1597 in cui il dipinto fu realizzato nel Casino dell’Aurora nella ex Villa Ludovisi, quindi è certo che Cornacchia fosse anche lui conosciuto e “residente” a palazzo Madama. Il suo infilarsi tra le teste del mostro potrebbe essere una facezia che il pittore lancia a chi è in grado di scoprirlo, anche se in questo caso sono passati più di quattro secoli.
Questa idea è stata anticipata in mezza riga finale dell’articolo citato su “Left”, diffusa sui social e descritta in dettaglio in maggiori dettagli nella VII edizione del mio Lo specchio di Caravaggio, Vita Nostra edizioni, 2025 pp. 18-21.
Infine è doveroso ricordare che Rossella Vodret ha scritto: "le particolari e realistiche espressioni delle tre teste del cane (mansueto, ringhioso e mentre abbaia) ci consentono di ipotizzare che in questo caso il 'modello' possa essere stato il cane che, secondo Baglione, Caravaggio portava sempre con sé (...) anche se in questo caso più che un barbone nero, Cerbero sembra un bastardino bianco e nero incontrato per strada". (Caravaggio, Silvana editoriale d'Arte, Roma 2009 p. 84)
Infine mi sembra importante segnalare la scoperta, questa sì inoppugnabile, della traccia di un cane nella vocazione di Matteo ritrovata attraverso la radiografia nel citato articolo di Bernardelli Curuz a cui rimandiamo per la visione,
Dettaglio Nettuno e Plutone. Nettuno abbraccia il cavallo marino e ha un tricorno, il fratello Plutone ha il cane a tre teste Cerbero a difesa degli inferi.
Dettaglio Giove Nettuno e Plutone. Il Re degli Dei e dell’Universo Giove sembra farsi gioco del mondo in una posa del più ardito naturalismo mentre fa roteare la sfera con il piede e la mano. Un atteggiamento di incredibile naturalismo che fa immaginare il pittore stesso provare e riprovare contro lo specchio il movimento più reale e beffardo a un tempo. Forse mai si era vista qualcosa del genere.
Caravaggio, Giove Nettuno e Plutone, Olio su volta Casino dell'Aurora 1597
reviewed June 1, 2025
La scomparsa dell'Architetto Iano Monaco presidente dell'Ordine degli architetti di Palermo.La prima persona che mi ha parlato di Iano è stata Giovanna de Sanctis Ricciardone. Mi diceva di questo giovane architetto che aveva realizzato i belli uffici della Pretura di Palermo nella cui piazza lei Giovanna aveva posto la scultura Athena con le braccia alzate. Architettura e scultura sono li, e creano un dialogo molto sensibile. Molti anni dopo, Giovanna era già volata via, lo conobbi di persona presso l'Ordine di Palermo dove ero stato invitato a presentare un libro di Santo Giunta. Mi colpì l'intelligenza e una sorta di seria simpatia dell'uomo, prima ancora dell'equilibrato ruolo di presidente dell'Ordine. Lavorammo ancora insieme in seguito per un mio Terragni sempre all'Ordine ma posso dire rdi essergli diventato amico grazie a Antonio Presti e Gianfranco Molino che vedete nella foto. Iano era venuto a Tusa per supportare con la sua esperienza un'azione semi-terroristica della Pa contro l'Atelier dell'Arte. Eravamo insieme in un gruppo a dare man forte a Antonio. La serata fu per noi indimenticabile. Lavoravamo al nostro progetto su a Gioiosa Guardia e Antonio ci ospitò tutti in terrazza. Si sa come vanno le feste. Ma a un certo punto Iano disse: "Fermi tutti, ma avete capito che fanno 'sti ragazzi con Saggio". E davanti a tutti si mise a spiegare per filo e per segno il lavoro. Scoprii allora la sua generosità che, legata all'intelligenza, alla bravura di architetto e a tante altre caratteristiche facevano di Iano una persona eccezionale. Strano destino. Nelle ultime settimane ci siamo sentiti spesso. Mi diceva "Nino, aiutami tu in questa cosa." E io ero felice di farlo, ma la sua voce era cosi dolente che da quaggiù neanche volevo sapere o chiedere. Oggi mi arriva la terribile notizia.Voglio rivolgere le mie più sentite condoglianze alla signora Monaco che costituiva parte decisiva della sua forza, alla famiglia intera, ai colleghi dell'Ordine di Palermo e dello studio.Un dispiacere grande anche per me da quaggiù
Antonino Saggio tratta ad un convegno della Associazione Fulbright sul ruyolo delle infrastrutture nella città Americana
http://www.arc1.uniroma1.it/saggio/Filmati/Conferenze/AntoninoSaggioInfrastruttureFulbright2024.mp3
Una critica indispensabile.
Il mio intervento di oggi a "Technology for all" è ruotato su un punto chiave: la relazione tra la costruzione del paesaggio tanto antropico che naturale e le presenze archeologiche. Qui a Tindari riannodare queste relazioni è essenziale per evitare di parlare di “oggetti” ma appunto di relazioni che si rafforzano e vivificano l’una con l’altra. Qui la relazione è da rafforzare ma è ancora fortunatamente presente. In particolare nel teatro che vive come un vero teatro greco che usa il paesaggio come sfondo. Come si sa i romani - i primi conquistatori della terra di Sicilia - odiavano questo respiro mitico con il paesaggio e costruirono massicci fondali che li nascondevano. Anche a Tindari esisteva questo muro ma ne fu ricostruito solo un frammento come una memoria vibratile dal grande archeologo Bernabó Brea negli anni trenta dello scorso secolo.Il mio amico Claudio Lucchesi ha presentato il suo progetto vincitore per il sito archeologico di Tindari che ha.seguito con accuratezza il bando e meritatamente vinto il primo premio. Ma con mia sorpresa ha proposto la ricostruzione proprio del muro romano che se effettivamente dificato chiuderebbe be la vista delle isole. Pur amico gli ho detto: ”Claudio se il muro fosse olografico - visto che parliamo in un convegno tecnologico è anche interessante come proposto (come sapete l'olografia rappresenta un sistema di proiezione illusionistico che fa apparire nell’ambiente come reali oggetti virtuali)e e se lo fai olografico benissimo e ti aiuto anche. Ma se pensi di costruire questo muro realmente - immagino con l'assenzo di forze interne alle sovrintendenza stessa - la considero un’azione contro Tindari e mi batterò sino in fondo perché non sia mai realizzato." Purtoppo dall'emozione mi ero sentito male e le mie critiche sembravano personali, ma tutt'altro: erano solo contro una idea che considero, come ho illustrata, sbagliata e lesiva. Claudio, come i mieii amici non si stupiscono di certo: sanno che posso fare critiche aspre lea tutti.
«Dietro a tutte le nostre attività intenzionali, dietro al nostro mondo domestico, c’è questo paesaggio ideale creato durante l’infanzia. Esso attraversa la nostra memoria selettiva e autocensurata, come un mito ed un idillio di come le cose dovrebbero essere, il paradiso perduto da riconquistare» Colin Ward
“Imprinting” vuole presentare personalità che hanno raggiunto una piena maturità espressiva e che possano dimostrare alla cultura nazionale e internazionale che l’architettura italiana è risorta. Per presentare questa rinascita la collana sostituisce alla narratività basata sul linguaggio, lo stile, e l’ideologia - come fu negli anni Settanta per La Tendenza di Aldo Rossi e Giorgio Grassi - una narrazione diversa. Innanzitutto un ruolo centrale assume la presenza di un paesaggio nativo - dalle Alpi alla Sicilia - tanto mutevole nelle diverse regioni italiane quanto fonte di ispirazione e di continua riflessione per gli architetti oggetti delle monografie. L’Italia è paese dei mille paesaggi, e questi paesaggi operano dentro le personalità sensibili come enzimi del processo creativo: un continuo ripensamento, un rovello creativo, un perenne tradimento dello scontato e del facile. Nessuno ha i nostri paesaggi, nessuno ha questa ricchezza e nessuno come i migliori architetti nostri può far sentire come ciò si trasformi in architettura di oggi con mille rimbalzi, mille negoziazioni, senza nessuna memoria nostalgica, senza nessun genius loci dato una volta per tutte. Ma ricreando e reinventando ogni volta. Questo processo e questa ricerca verso “un paesaggio ideale” dà il nome alla collana Imprinting
Il secondo aspetto che caratterizza la collana è il legame che gli architetti oggetti delle monografie intessono con un particolare maestro italiano, una sorta di padre ideale. Questo legame dimostra quanto ricca di idee e di insegnamenti sia stata la nostra cultura architettonico e quanto essa sia ancora feconda. Il terzo aspetto riguarda lo sviluppo concreto del progetto. Chi nel disegno a mano libera, chi nei plastici in creta, chi nella pittura, chi nelle possibilità dell’informatica, chi in un rapporto maieutico con la clientela, ciascun architetto ha sviluppato un particolare “come” del. progettare che è di stimolo, riflessione e forse emulazione per i lettori ancora nella loro fase di formazione. La nuova architettura italiana non è risorta sulle ceneri di un approccio linguistico, ma al contrario ha compreso come fare leva sulla ricchezza e sulle varietà dei suoi paesaggi, sulla vitalità della propria cultura architettonica e sulla trasformazione delle difficoltà di questo nostro paese in risorse per l’architettura. E’ stato molto difficile, ma in fondo ancora una volta ci siamo miracolosamente riusciti.
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Imprinting collana ideata e diretta da Anonino Saggio LetteraVentiude edizioni
Esiti Laboratorio di Sintesi 2022-2023 Prof. Saggio
Questo Laboratorio di Sintesi ha lo scopo di coinvolgere gli studenti nella progettazione di un edificio di media-alta complessità inserito in un vuoto urbano della città di Roma che presenti implicazioni anche dal punto di vista del disegno urbano, paesaggistico e ambientale. La particolarità del Laboratorio consiste nel rapporto che si deve instaurare tra il programma, l’area di progetto, i committenti, i previsti occupanti e l’insieme di aspetti teorici e pratici della progettazione architettonica e urbana. Il programma del progetto ricade nel grande ambito della Mixité. Propone di conseguenza una combinazione di attività diverse organizzate a partire da una forte idea d’uso, una "driving force" che motiva il progetto e la sua necessità nella città contemporanea nei termini generali, e nell’area di progetto in particolare. Ogni studente sceglierà un’area specifica per il proprio progetto in un Vuoto urbano - “Urban Void” - localizzato nel settore orientale della capitale lungo le aree molto degradate e abbandonate che si trovano sulle due sponde del fiume Aniene tra la confluenza nel Tevere e il raccordo anulare. Si tratta di un ambito specifico del progetto urbano UnLost Territories (localizzato nella zona est della capitale lungo la via Prenestina) che si occupa specificamente delle aree industriali in dimissione e di altre aree degradate sulle due sponde del fiume Aniene, da questo il titolo del Laboratorio "Aniene Rims". Nell’area prescelta dallo studente, all’interno di una mappatura di possibilità pre-selezionate dalla docenza, ogni studente svilupperà il proprio programma in rapporto con la docenza, ma anche con un promoter o cliente virtuale.
Il Laboratorio è stato organizzato in cicli tematici successivi che dalla scelta dell’area, al programma, ai concetti spaziali, distributivi ed espressivi, al ruolo delle acque ed ha sempre visto una o più lezioni teoriche, revisioni personali e collettive e consegne. L'intero materiale con l'audio delle lezione è disponibile al sito del Corso. Il complesso intreccio delle prassi promosse dal corso si appoggiano oltre al sito, anche alle mappe google ed a un blog del corso da cui si accede all’insieme di blog di ciascuno studente in una fitta rete di condivisone necessaria ad affrontare una esercitazione progettuale oggi.
Vedi un breve Film You tube con tutti i progetti e i partecipanti
Qui sotto una selezione di alcuni progetti. Dal nome dello studente si accede al Link al Blog personale con il lavoro completo finale e a tutto il percorso di ricerca compiuto dall'inizio del Laboratorio.Lorenzo Marianihttps://lorenzomarianisintesisaggio.blogspot.com/
Luca Martinohttps://lucamartinosintesisaggio.blogspot.com/2023/02/tavole-esame.htmlStefano Pontanihttps://stefanopontanisintesisaggio.blogspot.com/2023/02/esame.htmlSimona Rossettihttps://simonarossettisintesisaggio.blogspot.com/2023/02/esame.htmlFederica Zappalortohttps://francescazappalortosintesisaggio.wordpress.com/s-h-a-r-e-i-t-center/Ilaria Ruggerihttps://ilariaruggierisintesisaggio.blogspot.com/2023/02/esame.html
Simona Rossettihttps://simonarossettisintesisaggio.blogspot.com/2023/02/esame.html
Chiara Corsetti <corsetti.1797887@studenti.unitoma1.it >
https://chiaracorsettisintesisaggio.wordpress.com/
"V.E.R.A. - Violence Emergence Recognition and Awareness" - Centro di rifugio, assistenza e sostegno alle donne vittime di abusi e violenza domestica
Martina Faettini martina.faettini98@gmail.com
https://martinafaettinisintesisaggio.blogspot.com/
"KATA" - Centro per lo studio e l'apprendimento delle arti marziali
verifica del 12 dicembre. sufficiente ma si richiede maggior Lavoro
Ludovica Marsiglia marsiglialudovica@gmail.com
https://ludovicamarsigliasintesisaggio2022.wordpress.com
Guido Martella guido.martella98@gmail.com
https://guidomartellasintesisaggio.blogspot.com/
Emanuele Mazzanti mazzanti319@gmail.com
https://emanuelemazzantisintesisaggio.blogspot.com
Giulia Montanari giuli.montana9@gmail.com
https://giuliamontanarisintesisaggio.blogspot.com/
"SYNERGY SPORTS" - Lo sport che lega due mondi, centro sportivo paralimpico
Federica Mercuri federica.mercuri19@gmail.com
https://federicamercurisintesisaggio2022-23.blogspot.com/
"PROGETTO ARIA" - Struttura per il reinserimento e recupero del detenuto in condizioni di libertà negata
Maria Daniela Panzettimarziadanielapanzetti@gmail.com
https://marziadanielapanzettisintesisaggio.blogspot.com/
Lucrezia Strombino, lucreziastrombino@gmail.com
https://lucreziastrombinosintesisaggio.blogspot.com/
"SCUOLA DEL METAVERSO" - Scuola di formazione di realtà virtuale
Gregori e Morellini non hanno tavole finali
Cosa ci vuole per fare un ottimo libro? Tre cose, al solito.
Innanzitutto un autore intelligente, coltissimo che non sia interessato a carrierine e che abbia invece la ferma volontà di dire cose nuove; poi una casa editrice, che non persegua comparsate da Vespa e sia di nicchia; infine, un editor mezzo matto che ci lavori con ferrea determinazione perché vuol fare di un ottimo libro un capolavoro.
Questo lavoro di Claudio Catalano compie in cinque capitoli un viaggio incredibile e appassionante. Sapete quando ricorra al primitivo per far capire l'essenza di molte questioni? Ebbene il primo capitolo di questo libro ripercorre la centralità di questo mondo attraverso la migliore letteratura - come l'adorato John Campbell - e le più aggiornate scoperte. Il secondo capitolo è dedicato al mio fratello perduto: Johann von Ueküll. Non sapete chi sia? Meglio! Johann dimostra scientificamente che esistono molti mondi paralleli coesistenti, e che ogni essere ha il proprio. È una prova determinante di come il concetto di Informazione possa guidare la comprensione del mondo di oggi. Gli ultimi tre capitoli descrivono la tesi di "Oltre Umano". Se vogliamo veramente costruire una cultura ecologica dobbiamo ricominciare da un Grado Zero e eliminare le barriere artificiose che abbiamo dovuto sin qui costruire. Vi è continuità tra minerale, vegetale, animato.
Non ci credete? Bene leggete la preview - con la mia prefazione 'Dal Fuoco Veniamo' - prima di comprarlo. Il libro è anche in Kindle, così Alexa ve lo legge mentre state in auto o in autobus
Claudio Catalano, "Oltre Umano Per un'architettura del vivente", Vita Nostra Edizioni, Roma novembre 2023
Amazon: https://www.amazon.it/.../B0CLH618HH/ref=tmm_kin_swatch_0...Preview: https://www.academia.edu/.../Claudio_Catalano_OltreUmano...
Appena uscito con i tipi di Vita Nostra Edizioni, nella mia collana "gli Strumenti", il libro di Andrea Ariano "Infocity Città informatica società: Impatti locali e globali da una prospettiva ecologica" con una prefazione di Roberta Amirante.
Il libro rappresenta una ampia e aggiornatissima mappa tanto concettuale e metodologica che ricca di esperienze concrete al grande tema della città dell'informazione (quella che si chiama comunemente "smart city"). Se non avete troppo tempo di cercare, sicuramente questa lettura vi chiarirà parecchio cosa è in gioco.
Ecco quanto ho scritto per presentare il libro in quarta di copertina: Quanto eravamo ingenui e felici nel 1998. Pensate, internet era ancora in fasce, google non esisteva, i telefoni cellulari erano ancora monotasking. Internet of things, Facebook e BlockChain neanche a pensarci.
Eppure avevamo chiarissimo che eravamo già nella Rivoluzione informatica e che questa rivoluzione era epocale e nitida er l’idea che l’architettura doveva rispondere e forse introiettare su di sé il livello più potente dell’Informatica: l’interattività.
Venticinque anni dopo il mondo è cambiato “totalmente”. Innanzitutto siamo molto meno felici, anzi preoccupatissimi. L’informatica ha incredibilmente ampliato il nostro livello “comunicativo”, ma ha molto meno influenzato la soluzione delle crisi sociali ed economiche del mondo. Il tasso di alfabetizzazione, le differenze tra nord e sud, i fenomeni drammatici dell’emigrazione sono forse diminuiti? Certo che no.
Inoltre il mondo e l’ambiente è sempre più compromesso. Nel 1998 quasi non ci pensavamo, o meglio credevamo fossero problemi solo per gli specialisti. Ma nel frattempo il sistema-pianeta è precipitato e ormai come tutti sappiamo siamo sull’orlo di un burrone. Non solo: speravamo che l’informatica permettesse di creare un vero “rebuilding nature” nelle aree dismesse e abbandonate dalla rivoluzione industriale: un fenomeno avvenuto solo in parte troppo spesso dominato dalla sola rendita fondiaria. Come se non bastasse in questi venticinque anni abbiamo scoperto che la relazione tra sistemi informatici e ambiente è molto nociva visto, in particolare l’estremo uso di energia dei server ha ricadute ecosistemiche molto pesanti.
Lo scenario appariva già abbastanza plumbeo anche senza, il Covid e la guerra in Europa, che invece incredibilmente ci sta ancora coinvolgendo.
Il libro di Andrea Ariano affronta proprio queste crisi e scandaglia con sguardo fermo i pro e i contro dell’utilizzo degli strumenti informatici nella città contemporanea. La crisi che articola il testo e i numerosi esempi che fornisce è almeno duplice: da una parte la questione ecologica, dall’altra quella tecnologica. Come suggerito dall’autore, forse le ipotesi di soluzione non possono che basarsi su una nuova e potente interconnessione tra queste due aree. E cioè deve avvenire tanto alla scala locale che a quella globale. Infocity Città informatica e società presentauna struttura tripartita: nella prima parte viene definito un quadro di riferimento a partire dalle tre parole chiave richiamate nel titolo, nella seconda vengono approfondite diverse tecnologie che riguardano la scala urbana che viene di norma definita “smart city” e nell’ultima vengono presentati quattro casi studio ritenuti significativi. Premesso da un saggio di Roberta Lucente, il libro si impone come indispensabile punto di riferimento per comprendere le grandi crisi dell’oggi e per pensare alle strategie di progetto per affrontarle.
Disponibile anche in Kindle a questo Link
https://drive.google.com/file/d/1K58kEBgV_Vwu2UTfJtFAnjChoKPM6ogI/view?usp=drivesdk
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I segreti di Vincent van GoghRachel Paul e Theo 5 novembre 2022* 9,00 € goog_1897824814
Ogni pittore, e certamente Vincent van Gogh, nasconde dei segreti nei suoi dipinti. Questo libro ne rivela alcuni, in particolare la centralità della figura di Rachel, la giovane di Arles cui Vincent portò l’orecchio mozzato la notte del violentissimo alterco con Paul Gauguin. Con rigore filologico, una cronologia puntuale, la ragionata bibliografia, il libro fornisce una ricostruzione completamente diversa da quella fornita da Gauguin in Avant et Après, il libro delle sue memorie pubblicate a quindici anni dai fatti. Era una versione completamente falsa, ma - ripresa migliaia di volte acriticamente - passa ancora per verità.Una interpretazione inusuale dell'arte di van Gogh accompagna il lettore nello scrutare ogni dettaglio di alcuni quadri emblematici non solo per capire le ragioni del tragico destino del pittore,ma per meglio comprendere i motivi della sua arte. I quadri di van Gogh ci parlano più di qualsiasi spiegazione verbale, ci dicono che le cose (la bibbia, gli oggetti, i fiori) sono per lui persone e, reciprocamente che noi siamo le nostre cose.Il lettore di van Gogh segreto, pubblicato nel 2011 dall'editore Kappa di Roma, troverà in questa nuova edizione molte pagine in più, rilevanti aggiornamenti bibliografici e specialmente un capitolo completamente nuovo dedicato a Strada con cipresso sotto un cielostellato del maggio 1889 di cui - per la prima volta - vengono rilevate la storia, la ragione e i tanti segreti.In Amazon il prezzo del libro è scontato.
Questo Laboratorio di Sintesi ha lo scopo di coinvolgere gli studenti nella progettazione di un edificio di media-alta complessità inserito in un vuoto urbano della città di Roma che presenti implicazioni anche dal punto di vista del disegno urbano, paesaggistico e ambientale. La particolarità del Laboratorio consiste nel rapporto che si deve instaurare tra il programma, l’area di progetto, i committenti, i previsti occupanti e l’insieme di aspetti teorici e pratici della progettazione architettonica e urbana. Il programma del progetto ricade nel grande ambito della Mixité. Propone di conseguenza una combinazione di attività diverse organizzate a partire da una forte idea d’uso, una "driving force" che motiva il progetto e la sua necessità nella città contemporanea nei termini generali, e nell’area di progetto in particolare. Ogni studente sceglierà un’area specifica per il proprio progetto in un Vuoto urbano - “Urban Void” - localizzato nel settore orientale della capitale lungo le aree molto degradate e abbandonate che si trovano sulle due sponde del fiume Aniene tra la confluenza nel Tevere e il raccordo anulare. Si tratta di un ambito specifico del progetto urbano UnLost Territories (localizzato nella zona est della capitale lungo la via Prenestina) che si occupa specificamente delle aree industriali in dimissione e di altre aree degradate sulle due sponde del fiume Aniene, da questo il titolo del Laboratorio "Aniene Rims". Nell’area prescelta dallo studente, all’interno di una mappatura di possibilità pre-selezionate dalla docenza, ogni studente svilupperà il proprio programma in rapporto con la docenza, ma anche con un promoter o cliente virtuale.
Il Laboratorio è stato organizzato in cicli tematici successivi che dalla scelta dell’area, al programma, ai concetti spaziali, distributivi ed espressivi, al ruolo delle acque ed ha sempre visto una o più lezioni teoriche, revisioni personali e collettive e consegne. L'intero materiale con l'audio delle lezione è disponibile al sito del Corso. Il complesso intreccio delle prassi promosse dal corso si appoggiano oltre al sito, anche alle mappe google ed a un blog del corso da cui si accede all’insieme di blog di ciascuno studente in una fitta rete di condivisone necessaria ad affrontare una esercitazione progettuale oggi.
Vedi un breve Film You tube con tutti i progetti e i partecipanti
Qui sotto una selezione di alcuni progetti. Dal nome dello studente si accede al Link al Blog personale con il lavoro completo finale e a tutto il percorso di ricerca compiuto dall'inizio del Laboratorio.
Tutte le lezioni anche in Video dalla Pagina Web del CorsoLorenzo De MariaNelu DragomirFlamina FeliciangeliPaolo MezzadriWilliam ProiettiLaura PellicciaAlice Trabalzini
Ciaola 25 agosto
La torre di Piraino ha anche una storia tutta personale. Durante l'ultimo anno di vita, mio padre era triste e provato. Diceva spesso di sentirsi "usurato". A volte il pomeriggio andavamo proprio qui alla torre Ciaola di Piraino. Lui andava a parlare con il professor Napoli. Era un monsignore e suo insegnante di latino e greco negli anni dieci e venti. Ma credo soprattutto che il professor Napoli fosse un suo mentore a tutto campo, una persona di cui aveva grande stima e con cui confidarsi. Stavano insieme in questo lungo balcone di una costruzione di quelle degli anni 60 senza arte né parte. A me mio padre diceva di fare una passeggiata alla torre. Io non capivo perché, ma mi incamminavo solo soletto lungo la statale per vedere la torre. Avevo 11 anni. Non mi sono mai chiesto cosa si dicessero I due uomini sul balcone. Stavo lì a guardare la torre forse un poco a pensare ai pirati. Obbedivo con la massima naturalezza a quanto il papà mi diceva. Punto e basta. Tutto mi è tornato in mente solo ieri che sono più vecchio di mio papà allora dopo queste visite dal professor Napoli. Era il dicembre del 1966 quando ci furono i funerali e ricordo il professor Napoli chiamare: "Raffo, Raffo"
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Tindari 27 agosto 2021 ambulatorio
Sono stato a Tindari al calar della sera, ed ecco che vi mostro. Questa piccola costruzione che negli anni cinquanta e sessanta era un ambulatorio. Per le poche anime di Tindari, arrivava qualche giorno a settimana il medico e li visitava. La cosa bella è che il medico era mio zio! Pure lui si chiamava Raffo Saggio, come il mio papà. Lo zio Raffo era simpatico ed un gran scavezzacollo. Ho trovato lettere a mio nonno in cui si parla di sue imprese da giovane e mio padre che gli voleva un bene dell'anima che intercedeva. Lo zio Raffo oltre che medico è stato un amato e bravo sindaco di Gioiosa (a lui si deve la strada belvedere che porta alla stazione e la piazzetta con Fontana) ma soprattutto lo zio Raffo era un grandissimo giocatore. Si raccontano sue imprese memorabili, tipo che dopo aver giocato in tutti i circoli di Gioiosa partiva per il casinò di Venezia e a quei tempi non c'erano autostrade. Era sempre accompagnato da un amico-scudiere. Che aveva un buffo soprannome, che ometto. Tornava da queste sue incredibili imprese e magari la mattina eccolo là a Tindari sorridente. Un tipo fantastico lo zio Raffo, una specie di Clark Gable nell'aspetto. Con quel tono scanzonato e divertente, ovviamente grande amatore, ho paura oltre i limiti di una graziosissima moglie, la zia Masina. Me lo ricordo benissimo quando fu ricoverato all'ospedale di Patti, per un infarto, e lo andai a trovare (cosa che devono fare anche i bambini!). Dimesso continuò tutto come se niente fosse. Dopo due mesi arrivò il secondo. Mori, che aveva solo 44 anni lo zio. Che dolore anche per me piccolo, appena lenito dai fantastici regali che mi portava sempre ai giorni dei morti, via la zia Masina. Ma io ero fermamente convinto che fosse proprio lo zio Raffo che si ricordava di me.
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Tindari due l'albergo.
28 agosto
Molto difficile da spiegarvi come mai la mia prima notte in Sicilia fu proprio qui, in questo posto che è l'albergo di Tindari che è rimasto quasi uguale. L'albergo lo vedete da voi. Affaccia sulle Eolie e la terrazza dà sui laghetti di Marinello, certo oggi bisogna mettersi una mano a destra tipo paraocchi per non vedere Lui, l'orrore del vescovo Pullana, ma ai tempi di cui vi narro non era stato ancora dismesso lo splendido antico santuario.
Arrivavo da Roma dove ero nato negli anni in cui il mio papà lavorava a Palazzo Madama. Il mio primo ricordo allora è di mattina in una camera di questo albergo con papà mamma e me nel letto grande, gli scuri chiusi. Sentivo mamma e papà felici e allegri e anche io lo ero per effetto specchio. A un certo punto arriva in camera una ragazza giovane giovane con i capelli neri e ricci e con un enorme vassoio. Ricordo mio papà e mia mamma parlarle divertiti. Pochi mesi dopo divenne la nostra Rosetta e per me amica di giochi divertenti e maestra di semplici pietanze di cui ancora ho in bocca il sapore. Per esempio la colazione delle dieci fatta con pomodori, aglio, origano e olio. Che semplice bontà e che bellezza quei colori !
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Vento
30 agosto
È mamma o moglie la madonna di Tindari? Una cosa è certa però, il Vento a Tindari è padre, anzi papà. Vedete qui la lapide che ricorda la poesia di Salvatore Quasimodo. Sta lì, tutta sola, in una parete malmessa nell'edificio dell'ambulatorio di mio zio Raffo e mai nessuno ho visto fermarsi a leggerla. Ma che peccato! O forse ha ragione: troppo abisso, troppa differenza.
Nella seconda parte degli anni venti, Salvatore Quasimodo faceva il geometra a Reggio Calabria; un giorno, dopo tanta solitudine, prende il traghetto e si incontra con un amico, finissimo uomo di animo, di lettere e di legge: Salvatore Pugliatti. Dopo qualche incontro, Quasimodo decide di rompere la timidezza e dà a Pugliatti un manoscritto di versi. Pugliatti leggendo sobbalza. "Ma questo tesoro vero è". E lo fa conoscere al mio papà, suo amico di università che vive a Patti. Voleva fare il pittore mio papà, aveva girato l'Europa e animerà una bella rivista di fronda che si chiamava "Vita nostra". Era una sorta di fascista controcorrente alla Pagano. Anche lui pagherà un prezzo salatissimo.
Mio papà si entusiasmò pure di più (siamo facili agli entusiasmi noi) e invita i due giovani a Patti e soprattutto a Tindari. A loro si aggiungono altre anime elette, il poeta Vann'Antò, Glauco Natoli, Carmelo Sardo Infirri e via via altri. Si autodefiniscono la Brigata. Tindari è il luogo di elezione. Diciamola tutta, Tindari è forse il più bel luogo del mondo. Con quel teatro greco, vero scrigno che guarda le Eolie, con quel santuario antico, con quelle viste sul filo di Milazzo da una parte e dall'altra, lontano sino a Capo Calavà, con il monte Giove in basso tra ulivi e vigne che arrivano al mare e con quelle mura di cinta messe su da marziani veri in enormi blocchi di pietra. E poi le passeggiate della Brigata, giù giù verso i laghetti con il vento e gli amici a scherzare ma, conoscendo i tipi, a declamare. Trent'anni dopo, mio padre riesce grazie all'amico sindaco Titta Sciacca a far mettere questa lapide proprio a Tindari con la splendida poesia che Quasimodo scrisse per ricordare quell'intramontabile vento.
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La Madonna nera 29 agosto
Questi sono sempre "parte" integrante di Tindari. Sono i laghetti di Marinello, ma sono giù giù ad una distanza incredibile che si coglie solo se si vede qualche formichina sulla spiaggia. La tradizione li lega alle lacrime di Maria, e sin qui tutto a posto. Ma i problemi serissimi nascono quando si scopre che Maria qui è nera. Non abbronzatella ma nerissima, un tizzone. Come caspita sarebbe una Madonna nera? Se uno si mette a cercare (l'ho fatto in passato) si scopre che ne esistono diverse decine del mondo, ma questa di Tindari è una delle più importanti, conosciute e celebrata ad inizio settembre con pellegrini che fanno notevoli distanze per omaggiarla. Tutti conoscono Tindari per il romanzo di Camilleri, ma invece quello che si deve conoscere è "Dalla parte degli infedeli" di Sciascia. Qui il maestro scopre e racconta della rimozione del serio e austero vescovo di Patti, monsignor Ficarra, antifascista quanto poco propenso a prostrarsi agli affarucci Dc, per l'ossequiente-magniloquente monsignor Pullana il promotore del nuovo Virulento santuario a Tindari e di una abnorme e inutile crescita del vescovado di Patti. Studiando sopra e sotto ho scoperto del culto per la dea Iside che dagli egizi era continuato nel variegato mondo pagano. Iside oltre che nera aveva sempre un alto copricapo e un bambino in petto. Esatta esatta la Madonna nera del Tindari. Indi è logicamente ipotizzabile che sia proprio questo culto "pagano" che viaggia tra i cristiani e si trasforma nella Madonna nera del Tindari e non perché le candele ne avevano annerita una effige come sfiorando il ridicolo fu detto per evitare l'imbarazzo di una Maria nera. E tornando a Sciascia sapete cosa si scopre? Che Ficarra aveva scritto un saggio proprio sulla ibridazione in Sicilia tra culti pagani e cristiani. Un'altra mezza prova me l'ha data il mio amico archeologo Michele Fasolo che mi ha fatta vedere una statuetta con alto Polos e bambino al museo archeologico di Lipari. Anche io la Madonna di Tindari la eleggo a mia Madonna. Non mi importa affatto che sia nera, anzi mi sembra una bellissima cosa, di questi tempi.
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San giorgio 26 agosto
Adesso vi racconto questa foto, così incredibilmente insignificante! Anche questa foto ha una storia tutta personale. Si trova a San Giorgio, frazione monstre di Gioiosa. Questa casa immaginatela ad un solo piano con niente attorno (oggi invece san giorgio è una specie di Tor Vaianica). Era credo la primissima casa costruita da un emigrante, con orgoglio a San Giorgio. Mio padre la affittó affinché io mia madre e la nostra Rosetta stessimo al mare mentre lui continuava a lavorare alle sue cause al Tribunale di Patti. Io e mamma facevamo lunghissime camminate in una spiaggia infinita per arrivare al mare. Mia madre era simpatica e divergente, ma aveva regole atroci come quella delle due ore prima di fare il bagno. Dietro la nostra casetta viveva un pescatore che a volte ci portò nella sua barca e sua moglie, lla signora Nina. Mia madre ci parlava in dialetto con la signora Nina! Cosa per me incredibile! Dialetto veneziano-triestino ma si capivano! La nostra casa era un forno autentico. E io facevo come si vede in Baaria. Stavo in mutande sul pavimento il pomeriggio. Era vacanza, credo che mio padre però non avesse proprio la struttura mentale della vacanza, credo la giudicava abitudine da ripudiare: lui era sempre "teso" come mi dice di fare il mio amico Antonio.
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Villa pisani 27 agosto
Ho continuato il mio giro delle visite. Questa è la Villa Pisani. Ci andavamo forse ogni mese con il papà e stavamo nella enorme terrazza che dava sul mare di Patti Marina. Era abitata da due vecchietti che erano sui zii. Lo zio credo si chiamasse Diego ed era il fratello della sua mamma. L'enorme Villa, con delle zone falso archeologiche sul retro, degli acquedotti sospesi, stalle eccetera era una donazione del Nobile Ceraolo (ancora c'è la scritta sul cancello!). Il Nobile Ceraolo, aveva come amministratore l'avvocato Pisani mio bisnonno e lasciò tutto a lui che a sua volta divise con precisa gerarchia alle due figliole Nina e mia nonna Concetta e poi ai due maschi: la Porticella, quasi un feudo, e Galice, un aranceto solcato da cipressi sul mare, il luogo del mio imprinting, e questa Villa incredibile sul mare a Patti Marina! Dicevo ci andavamo in visita ai vecchietti sempre sulla enorme terrazza sul mare. A me era concesso andare nello studio dove vi erano le vestigia di un avolo garibaldino. La camicia rossa bella piegata nella bacheca e una pistola con cui mi pare guerreggiavo! Ricordo una volta la zietta dire preoccupatissima a mio padre …"Raffo ma che succede qui? non è che ci tolgono il mare" mio padre svicolava. Costruirono un bel palazzo e di cinque o sei piani che tappó tutto. I due zii ne morirono poco dopo, naturalmente. La Villa oggi, pur chiusa in un suo recinto astratto che la isola dalla sua storia, almeno ha una funzione pubblica e non è finita come la tonnara fatta a pezzi. Io sbircio dal cancello, leggo del nobile Ceraolo a cui tutto si deve, vedo le costruzioni archeologiche del giardino dove sempre solo mi facevo qualche piccolo film salendo qua e là.
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Galice 1 settembre
Questa è Galice, il luogo del mio imprinting. Quasi tutti i miei studenti sono passati attraverso questo durissimo esercizio: partire da un luogo della propria infanzia e da lì estrarre qualche elemento che - nei più bravi - fiorisce nel progetto. L'ho fatto anche io l'esercizio, se no non aveva senso chiederlo a loro. Ieri sono andato a ritrovarlo Galice, tra Patti e Mongiove. Galice era proprietà di zia Nina, la sorella di mia nonna Concetta. La zia Nina portava sempre il lutto, da quando il marito morì nel terremoto di Messina. Lei, incinta di suo figlio Pietro, non andó alla prima del teatro, ma lì le morì il marito. Nel 1908. E sempre portó il lutto. Io la ricordo la sera, vestita di nero con altre signore e mia madre a fare la maglia. La più notevolissima era Giovanna, sua nipote, che era rimasta a casa e aveva perso entrambi i genitori nel crollo del teatro. Era cugina prima di mio papà. Ma tra loro non era semplice cuginanza, era grande e vero affetto che li legava. Mia zia Giovanna cedette la sua camera da letto a noi. E mio padre al solito a lavorare al Tribunale. Ogni tanto veniva a pranzo e a riposare il pomeriggio. A pranzo - mi ha ricordato Giovanna, che ho felicemente incontrato ieri (la nipote della zia Giovanna) - tutti i bimbi stavano buoni e rispettosi "C'è lo zio Raffo", ne sentivano credo l'aura. Ogni tanto passava l'elicottero di suo papà a Galice e ancora ricordo l'entusiasmo di noi che eravamo una piccola colonia di bambini, inclusi i forzuti e abbronzati figli dei contadini che avevano una stupenda casa proprio lì con uno spiazzale circolare multifunzionale davanti in cui ci si faceva di tutto: dalla vendemmia ai giri in macchinetta. Naturalmente il luogo dell'imprinting non sono queste cose, ma la struttura fisica del posto: le file magnifiche di cipressi, il giardino (di aranci e limoni, per chi non capisce), la stretta e dritta strada al mare tra le vigne (oggi ulivi) da cui è presa questa foto, ma sopra a tutto, ripeto, i filari dei cipressi. A Galice ci si perdeva facile: ricordo un tardo pomeriggio che pure mio padre percorsa una di queste strade di filari di cipressi in Topolino con me e mia madre, finí dentro alla fiumara e si impantanó con la macchina. Ricordo il sole del tramonto e lui con il braccio sulla spalla di mia madre. Eravamo impantanati e felici noi tre.
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Turi? 4 settembre
Pontile Marina di Patti. Non avete idea la trasparenza del mare, nel 1964. Il
Mio papà l'estate ebbe l'idea che Alessandro un ragazzo sui 17 figlio di una sua cliente mi badasse la mattina al Mare. Lui ci accompagnava e veniva a riprendere. Ma la cosa durò poco, forse Alessandro aveva combinato qualche pasticcio con me carusello. Ricordo che allora andammo al mercato a conoscere Turi, che li vendeva i polli. Turi era più grande solido e ponderato di Alessandro ed aveva una Vespa. Soprattutto era un sub e pescava in quel paradiso col fucile e con le trappole. Con Turi andavamo al mare e ricordo le sue tassative istruzioni al papà "Nino ha bisogno di pinne, maschera circolare e boccaglio" nè più nè meno, forse allora capii la rilevanza degli strumenti? Io e Turi andavamo lì, in quella limpidezza, all'inizio bevevo un poco, ma a poco a poco imparai. Io seguivo Turi per distanze veramente enormi, attraversavamo tanti diversi ambienti Marini: i sassi, le rocce, la sabbia, le alghe poi di nuovo la sabbia eccetera. ogni tanto Turi si immergeva credo per controllare le trappole, ma mai saggiamente aveva con se il fucile. Devo a queste lunghe passeggiate con Turi la mia mancanza di paura per distanza e fondali. Sono convinto che il mare di qui mi riconosca anche un poco quando ci vado. E mi domanda di Turi ma vigliaccamente io non lo ho mai cercato, anzi non sono neanche certissimo si chiamasse Turi, secondo me invece si chiamava Filippo. Ma mi ha insegnato ad essere tranquillo e stupito a mare
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Affogarsi 5 settembre
A destra l'edificio di Rocca Bianca. Ai nostri tempi era molto più piccolo ma sempre a due piani, adesso è un feudo, ma piacevole. Vedete laggiù il mare, vedete che distanza dal parcheggio? Qui è la chiave.
Prima delle storia del pontile, quando avevo un 5 anni andai una volta al mare proprio lì con mio zio Paolo. Si il fratello più piccolo di Giancarlo. Lo zio Paolo era anche lui molto alto e bello, studiava architettura allo Iuav e viveva anche lui a Venezia. Venne a trovarci qui in Africa-Sicilia per un po'. Un bel giorno mio padre ci porta a questa spiaggia di Rocca bianca al Saliceto. Ricordo mio padre che si raccomandava allo zio Paolo, "nino qua, nino là". E lui "si, si certo", aveva un 24 anni circa. Mi ricordo che mo zio Paolo mi badó bene e giocammo tanto (una cosa nuova per me). Poi, ad un certo punto, mi disse : "nino tu stai qui sulla spiaggia, io vado a fare due bracciate" E partì veloce! Io non so in base a quale idea divergente mi venne in mente di seguirlo. Ricordo i primi passi poi il blu molto blu e bollicine bianche e acqua dentro il naso. Guardavo la superficie del mare dal basso. Stavo affogando. Ma proprio dal punto dove ho preso la foto, mio padre, che era venuto a prenderci con mamma e Rosetta, vide la scena. E si mise a correre per tutta questa lunga spiaggia e si lanciò in acqua tutto vestito. Io ricordo di essere stato tirato su per i capelli. Sulla riva ricordo la mamma e Rosetta due specie di statue di sale, che so come in un quadro medievale. Io che dicevo "ma perché mi avete preso, ce la facevo" e mio zio Paolo a dire a mio padre: "Anche io lo avevo visto stavo arrivando." Mio padre lo ricordo calmo senza fare nessun cazziatone al ragazzo, dirgli al massimo un "Ah si?".
Due anni dopo la nostra casa fu squarciata da un urlo. Era mia madre. Al telefono era il suo papà da Venezia. Lo zio Paolo era morto sul colpo in un incidente stradale nella nebbia nella macchina nuova di un amico contro un camion. Niente sarà più come prima per noi.
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Una delle conquiste della civiltà dei MassMedia divenuta dirompente negli anni Sessanta dello scorso secolo, è stata la riconquista del Layer della propria giovinezza. Prima di quel momento, un adulto era un adulto e basta: doveva fronteggiare le difficoltà della sopravvivenza, del lavoro, della famiglia se non le tragedie delle guerre. Ma la società chiamata appunto dei MassMedia ha portato, tra molte altre, questa straordinaria novità: far convivere le passioni della giovinezza insieme alle responsabilità della vita adulta.
In questo scenario anche la letteratura a fumetti assume una presenza tutta diversa dal passato. Non solo vive tra i ragazzi, ma quel mondo comincia ad essere indagato con l’occhio maturo della Semiologia, della Sociologia, della Storia del costume. Grandi furono gli apripista di questa nuova dimensione ”trans generazionale”. Basti ricordare Oreste Del Buono e Umberto Eco che ha scritto il manifesto di questa “presenza” dell’infanzia nella vita adulta: La misteriosa fiamma della regina Loana (Bompiani 2004).
Ora questa novità ha avuto in Renato Pallavicini, prematuramente scomparso il 26 aprile 2022, un interprete prestigioso a cui la rivista Fumettologica ha dedicato un bel ricordo
Renato era nato nel 1948 ed era un architetto. Conosco bene l’ambiente in cui si era formato. Pallavicini faceva parte dell’elité della Facoltà di Architettura di Roma e si laureò in progettazione - così come il suo compagno di corso Renato Nicolini, assessore alla cultura della giunta Argan - con il professore Ludovico Quaroni.
Ma ben presto Pallavicini lasciò l’architettura per diventare art director de l’Unità. Numerosi sono i suoi articoli sul quotidiano che “sdoganano” il fumetto e il cinema di animazione all’interno della cultura di sinistra. Si possono ancora leggere gli scritti e le sue famose interviste da Moebius a Schulz . Negli anni Duemila, con Furio Colombo direttore e l’editore Mancosu, tornò alla sua professione originaria divenendo dal 2000 al 2005 vice direttore della rivista l’Architettura cronache e storia fondata da Bruno Zevi. Una decina di anni fa Renato conobbe Milena Guarda e venne a sapere la vicenda del fratello Giancarlo, veneziano, architetto e urbanista anche lui, ma anche grande disegnatore di fumetti ai tempi de l’Asso di picche. I suoi ultimi due articoli su Il Fumetto - Il giornale della Anafi Associazione nazionale amici del fumetto italiano - sono dedicati proprio a Giancarlo Guarda. Innanzitutto alla recensione del libro a fumetti ”Zanna Bianca” - n. 117 - disegnato da Guarda nel 1948, respinto dalla censura vaticana perché Jack London era allora all’indice, ma poi terminato negli anni Duemila, quando, ormai in pensione, Guarda stava progressivamente perdendo la vista. Di più: Pallavicini in un altro articolo sempre su Il Fumetto n. 116 dette visibilità al fatto che Guarda, alto due metri fosse soprannominato “Corto” . Anche per Renato Pallavicini era plausibile che la figura del grande amico di Hugo Pratt Giancarlo Guarda sia una delle ispirazioni del personaggio di Corto Maltese creato vent’anni dopo gli anni giovanili in cui creavano fumetti insieme e vivevano spericolate avventure “Sopra i tetti di Venezia” un libro dedicato alla vicenda.Sono grato a Renato per queste attenzioni e per i suoi articoli e sono profondamente rattristato dalla sua scomparsa. Tutto i sengi della mia vicinanza alla moglie Anna alla famiglia e agli amici.
Gli articoli su Guarda possono essere riletti da qui.. Fumettologica presenta una ampia raccolta dei suoi articoli sulla cultura dei comics.
Trigesimo dalla morte di Alexander
Negli anni Sessanta e Settanta Christopher Alexander era uno degli architetti più dibattuti e conosciuti. Ricordo ancora che nei seminari Zevi di tanto un tanto si parlava di "Note sulla Sintesi della Forma" e di quell'approccio basato sulla formalizzazione di relazioni "oggettive" e sviluppato con la matematica e i primi computer. Alcuni anni dopo uscì la famosa triade: "The Timeless Way of Building" "The Oregon Experiment" e soprattutto la bibbia. "The Pattern Language" non è invecchiato affatto: se avete un qualunque tema di progetto dalla macroscala urbana a quella dell'arredo vale la pena consularlo. Non è un manuale: è un insieme di precetti, un insieme di principii, insomma dei comandamenti. Quando è scomparso, il 17 marzo 2022 noi di antiTHeSi siamo stati zitti e muti. Ma adesso ad un mese dalla scomparsa la rivista pubblica questo del tutto particolare articolo di Antonio Scarponi che - conoscendone la rilevanza nel proprio lavoro - affronta un nodo importante della ricerca architettonica messo in azione proprio da Alexander: Il diagramma. Link per leggere e iscriversi alla mailing list dalla nostra home page.Hasta Siempre!https://www.antithesi.it/2022/04/17/il-sapere-della-forma-christopher-alexander/
Vista della Mostra al MAXXI di Roma Buone nuove Donne in Architettura al MAXXI di Romaa curda di Pippo Ciorra Elena Motisi, Elena Tinaccisino all 11 Settembre 20225. Elizabeth Diller. Diller+ Scofidio and Renfro partners Bad Press: Dissident ironing, 1993
6. Elizabeth DillerDiller Scofidio and Renfro Partners The Shed, New York, 2019 (installazione al MAXXI)4. Lina Malfona, Plastici di case nel Lazio°°°3 Jeanne Gang, Studio Gang, Gilder Center, New York (plastico)
3a Jeanne Gang, Studio Gang, Gilder Center, New York (disegno)
3b Jeanne Gang, Studio Gang, Gilder Center, New York Interno realizzazione
***2 Dorte Mandrup, Icefjord Centre, 2021
2a Dorte Mandrup, Icefjord Centre, 2021 foto MAxxi
***1 Mariam Kamara, atelier masomi
Niamey Cultural Center
ººº0.Benedetta Tagliabue, EMBT Spanish Pavilion, 2010 - World Expo Shanghai
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LEGGI L'ARTICOLO DI SAGGIOLe idee delle donne lasciano il segnofai una cosa di sinistra!COMPRA O ABBONATI A LEFT
Nella seconda metà degli anni Settanta in tutta Italia si aprirono numerose Reti televisive cosiddette "libere" sostenute da imprenditori radicati nei diversi territori. A Roma ve ne era almeno una decina e tra queste la Rete S. P. Q. R. in cui esordì Milly Carlucci, ancora oggi incontrastata regina della televisione italiana. Ma, a cominciare dal 1976 quando l'emittente iniziò le sue trasmissioni, un ruolo di grande rilievo ebbe l'urbanista Loretta Schaeffer, moglie dell'architetto Giancarlo Guarda conosciuto ai tempi del loro Master all'MIT di Boston. Creativa, poliedrica, tanto bella che intelligente la Schaeffer divenne una figura chiave dell'emittente perché teneva ogni pomeriggio una puntata della trasmissione "English is Easy". ERANO LEZIONI DI INGLESE VERE E PROPRIE e trasmissioni popolari e seguite da molte ragazze e ragazzi di allora, tra cui mia moglie Donatella che scopri solo più tardi che Loretta Schaeffer era mia zia!Mi sembra proprio bello allora rendere disponibile alcune trasmissione di quel tempo. Quando se ne aggiungeranno altre, io aggiornerò questo post. Il lavoro è supervisionato da mia zia che vive a Baltimora. Intanto Buona visione a tutti!
Lezione
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La scomparsa di Carlo Melograni11 gennaio 1924 - 1 Novembre 2021
Nella foto Carlo Melograni al centro in basso tra i volontari dei Gruppo di Comattimento arruolatosi nell'esercito italiano dopo il settembre 1943 per combattere il nazi-fascismo (in Storia fotografica del partito comunista) Con l'architetto Carlo Melograni scompare uno degli ultimi rappresentanti della generazione dell’”Anti": donne e uomini che si sono formati negli anni del regime fascista a cui seppero opporsi con valori e azioni antagoniste. Se in Bruno Zevi l'essere antifascista aveva il carattere di una adesione al credo libertario del partito d'Azione di Ferruccio Parri, in Carlo Melograni l'essere comunista era la caratteristica prima. Melograni si è mosso sempre per il sostegno alle classi più bisognose in una disciplina da centralismo democratico che naturalmente negli anni sostituì il credo della rivoluzione con un pensiero riformista. Non a caso è stato fraterno amico proprio del presidente Giorgio Napolitano, che certamente oggi lo piange. Nell'immediato dopoguerra, appena laureato, fece parte della squadra dei giovani dell'Ina casa (Aymonino, Valori, Fiorentino e altri) firmando l'importante quartiere del Tiburtino a Roma con capogruppo Ludovico Quaroni. Alla metà degli anni Cinquanta scrisse un lucido ed equilibratissimo saggio per “il Balcone” dedicato alla figura di Giuseppe Pagano. Il direttore di “Casabella” martire a Mauthausen è una personalità in cui Melograni si rispecchia per l'orgogliosa modestia e per la ricerca di una architettura primariamente attenta alla funzionalitá al servizio di tutti. Guarda con estremo interesse alle esperienza del Team X e vede in Giancarlo de Carlo un punto di riferimento. Dal 1961 al 1971 si afferma un altro dei suoi credi: il teamwork. Con Tommaso Giuralongo e Leonardo Benevolo forma uno studio che realizzerà soprattutto in Emilia Romagna opere interessanti tra cui la particolarmente riuscita Fiera di Bologna. È contemporaneamente attivo anche come politico a Roma con ruoli di primo piano tra cui quello di consigliere per il PCI. Nel quadro del rinnovamento della Facoltà di architettura di Roma, dopo l'arrivo di Quaroni e Zevi, è - dopo Palermo - incaricato dell’insegnamento prima di Disegno e rilievo e poi di Composizione architettonica. Nel caotico e sfilacciato clima della facoltà degli anni Settanta, Melograni è tra i pochi docenti di Composizione che tenga lezioni di architettura sottolineando le responsabilità sociali del progetto, rifuggendo da formalismi di ogni tipo, cercando l'adesione "scarna" al tema come indicava Pagano. Alla fine degli anni Settanta tra i suoi primi laureati sono Luigi Prestinenza e Antonino Saggio. Coordina due numeri di "Edilizia Popolare" in cui spinge per l'adozione di modelli distributivi innovativi anche nel nostro paese e nel fascicolo sulle “Case basse ad alta densità” pubblica il progetto dei due giovani di cui è relatore con Paolo Meluzzi. Sempre nei primi anni Ottanta fonda un nuovo gruppo di progettazione il P+R (Progetto e Ricerche di architettura - vedi articolo) che opererà con continuità per circa quindici anni.Nei primi anni Novanta del secolo scorso, Carlo Melograni è il capofila nella creazione della Facoltà di Architettura di Roma Tre di cui è preside sino alla sua pensione nel 1997. Negli anni successivi continua l’attività progettuale con una nuova generazione di architetti e si impegna nella scrittura in particolare di tre volumi: “Progettare per chi va in tram” (2002) che rappresenta una risistemazione delle lezioni seguite e conosciute da molte generazioni di studenti e i due volumi che ripercorrono l’architettura italiana prima sotto il fascismo (2008) e poi negli anni della ricostruzione (2015). La sua prosa limpida e chiara sono un vero specchio della sua personalità e del suo modo di essere.Ricca, lunga, piene di episodi positivi è stata la relazione di chi scrive con il prof. Carlo Melograni. Ma da evitare però è il ricorso all'autobiografismo perché questo è il momento del dolore che da ex alunno è certamente condiviso con i tanti suoi studenti, collaboratori e colleghi con i figli Anna e Luca e con la moglie e compagna Luisa Pappalardo. Rara personalità per impegno didattico, statura intellettuale e impegno politico attraverso l’architettura e l’urbanistica è stata la figura di Carlo Melograni. Che ci guardi sempre con quel suo bellissimo sorriso anche se abbiamo voluto fare da soli.Antonino Saggio "Sapienza" Università di RomaEsequie Chiesa Valdese a piazza Cavour, Roma, via Marianna Dionigi 59 ore 11 mercoledì 3 novembre 2021
Tutti sanno che la sede del design in Italia è Milano. E non credo che bisogna ricordare i nomi di una tradizione che parte con la figura di Gio Ponti e del più giovane, e decisamente più razionalista, Franco Albini negli anni del Trenta del Novecento e continua vigorosa per tutto il dopoguerra, con il suo apice negli anni Sessanta e Settanta con figure quali Ettore Sottsass, Tobia Scarpa, Achille e Piergiacomo Castiglioni, Joe Colombo.
Ecco perché l’espressione di uno dei grandi maestri e critici dell’architettura italiana che vi sto per riportare appare di particolare interesse. Bruno Zevi girava sempre con un piccolo numero di dardi nella sua tasca destra. D’improvviso ne tirava fuori uno e lo usava per colpire l’avversario di turno. Vuoi un bolso architetto accademico, uno studente tronfio ma ignorante, un collega burocratico. Ma questi dardi servivano anche per fare dei centri memorabili. per cogliere la sostanza delle questioni. (Spero che non mi prendiate alla lettera, in ogni caso se ve ne prendevate uno di questi dardi anche se virtuali vi assicuro che ve lo ricordavate). Quindi In visita all’opera di cui vi vogliamo parlare oggi Zevi disse la grande frase:
"Ma allora il design esiste anche a Roma!”
L’opera che suscitò l’entusiasmo di Bruno Zevi era la ristrutturazione di un albergo centralissimo nei pressi di Piazza Fontana di Trevi, l’Hotel delle nazioni. Un albergo bellissimo come potete vedere e di cui vi presentiamo oggi le foto per tante ragioni. Innanzitutto per dare linfa ai nuovi designer di oggi perché da questa opera c’è molto da imparare. E poi perché una rivista serve a ricordare e forse un poco a vendicare. Infatti questo opera è stata brutalmente distrutta. Il suo architetto si chiama Giorgio Romoli. E’ stato per trent’anni e più professore alla facoltà di architettura a Sapienza e negli anni Novanta docente della nostra scuola a Maputo in Mozambico. Il suo amore per i luoghi lontani lo ha portato oggi nel lontano Perù (eh si, la terra di origine di Paul Gauguin) dove è ben attivo come progettista critico e docente. E se vi va scrivetegli: giorgioromoli@yahoo.it. E da quel lontano paese che mi manda una email, di questo sua opera distrutta. Ho pensato che ExiBart fosse la rivista migliore per farla (ri)conoscere. “Ho rivisto quelle foto con una certa nostalgia - mi ha scritto - e contemporaneamente ho pensato al fatto che, tranne le poche persone che l’hanno frequentato, di cui molte straniere, i giovani non ne sapranno mai niente.”
Si tratta di una ristrutturazione di un albergo già esistente per farlo passare di categoria e quindi rinnovarlo completamente.
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Sempre cruciale in un albergo è il piano terra che deve essere ampio, accogliente, elegante, il più aperto possibile. Ma allo stesso tempo nel piano terra confluiscono i discendenti dei bagni. E’ un conflitto che ogni progettista deve affrontare. Di norma i discendenti vengono deviati nel contro soffitto con la cura nel mantenere la necessaria inclinazione oppure accostati ai pilastri. L’Hotel era stato costruito a fine ottocento - si chiama allora Hotel Oriente - aveva pilastri in muratura molto spessi. Romoli risolve il dato funzionale con un controsoffitto in legno organizzato su una maglia ‘scozzese’. Si tratta di un particolare ritmo proporzionale (progettisti di oggi, ricordatevene). Stabilite le prime due misure, la terza è la somma delle due precedenti, la quarta la somma della seconda e della terza e così via. Stabilite quindi le X e le Y degli elementi scatolari, si procede a dare le misure delle altezze, le Z, valutando le situazioni spaziali: piccole misure al centro degli ambienti, più lunghe mano a mano che ci avvicina ai pilastri, “lunghe quasi fino a terra, come fossero stalattiti e fino a terra per ricoprire pilastri e i vari discendenti.”. Questa magia di proporzioni determina la particolare armonia degli ambienti e allo stesso risolve il dato funzionale.
La trama scozzese permette inoltre di avvitare a a soffitto anche gli elementi dell’illuminazione e ulteriori elementi in legno che fanno vibrare lo spazio. Il tutto è basato su due colori, rosso e nero, mentre il pavimento di moquette, con vari sfalsamenti di un gradino, è alternativamente con i colori beige e marrone.
Il tutto è particolarmente riuscito ed armonioso e fa pensare naturalmente tanto al grande architetto scozzese Charles Rennie Macintosh quanto a Frank Llyod Wright. Ma senza mai una citazione diretta, ma solo un profumo, un profumo delicato di malto.
(Antonino Saggio)
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Hotel destruìdo – Hotel redescubierto del Arquitecto
Giorgio Romoli.
Todo el mundo sabe que la sede del diseño en Italia es Milán. Y no creo que sea necesario recordar los nombres de una tradición que comienza con la figura de Gio Ponti y el más joven, y decididamente más racionalista, Franco Albini en los años treinta del siglo XX y continúa con vigor durante toda la posguerra, con su cúspide en los años sesenta y setenta con figuras como Ettore Sottsass, Tobia Scarpa, Achille y Piergiacomo Castiglioni, Joe Colombo.
Esta es la razòn por la cual la expresión de uno de los grandes maestros y críticos de la arquitectura italiana que estoy por informarles, resulta de especial interés.
Bruno Zevi, siempre andaba con una pequeña cantidad de dardos en el bolsillo derecho. Al improviso sacaba uno y lo usaba para golpear al adversario de turno, sea un flojo arquitecto académico, un estudiante pomposo pero ignorante o un colega burocrático. Pero estos dardos también servìan para hacer centros memorables, para captar la esencia de los problemas. (Espero que no tomen lo que digo al pie de la letra, en cualquier caso si ustedes hubiesen sido golpeados por uno de estos dardos, aunque virtuales, les aseguro que lo recordarìan). Entonces una vez que visitò la obra de la que queremos hablar hoy, Zevi dijo la gran frase:
"¡Pero el diseño existe tambièn en Roma!”
La obra que despertó el entusiasmo de Bruno Zevi fue la renovación de un hotel muy céntrico, cerca a la Plaza Fontana de Trevi, el Hotel delle Nazioni. Un hotel precioso como pueden ver y del que hoy les presentamos las fotos por muchas razones. En primer lugar, para dar vida a los nuevos diseñadores de hoy, porque hay mucho que aprender de esta obra. Y luego, porque una revista sirve para recordar y quizás un poco para vengarse. De hecho, esta obra fue brutalmente destruìda. Su arquitecto se llama Giorgio Romoli. Fue durante treinta años o más profesor en la Facultad de Arquitectura de la Sapienza y en los noventa, Docente de nuestra Facultad de Maputo en Mozambique. Y su amor por los lugares lejanos lo ha llevado al Perú (sí, la tierra de origen de Paul Gauguin) donde es muy activo como proyectista, crítico y docente.
Si les va, escríbanle a: giorgioromoli@yahoo.it. Es desde ese país lejano que me envía un correo electrónico, sobre esta obra suya destrozada. Pensé que ExiBart era la mejor revista para darlo a (re) conocer. “Revisé esas fotos con cierta nostalgia -me escribió- y al mismo tiempo pensé en el hecho de que, salvo las personas que lo frecuentaban, muchas de las cuales eran extranjeras, los jóvenes no sabrán nada al respecto. "
Se trata de una remodelación de un hotel existente para actualizarlo a una nueva categoría y luego renovarlo por completo.
Siempre es crucial en un hotel, la planta baja, que debe ser amplia, acogedora, elegante y lo más abierta posible. Pero al mismo tiempo confluyen en la planta baja las tuberìas de los baños. Es un conflicto que todo diseñador debe afrontar. Normalmente las tuberìas vienen desviadas dentro el falso techo, cuidando en mantener la inclinación necesaria y la cercanìa a las columnas. El hotel fue construido a finales del siglo XIX -se llamaba Hotel Oriente- tenía columnas de muros muy gruesos. Romoli resuelve el dato funcional con un falso techo de madera organizado sobre una malla 'escocesa'. Se trata de un ritmo proporcional particular (diseñadores de hoy, tòmenlo en cuenta!). Una vez establecidas las dos primeras medidas, la tercera es la suma de las dos anteriores, la cuarta la suma de la segunda y la tercera y así sucesivamente.
Una vez establecidas las X e Y de los elementos en forma de caja, procedemos a dar las medidas de las alturas, la Z, evaluando las situaciones espaciales: pequeñas medidas en el centro de las habitaciones, más largas a medida que nos acercamos a las columnas, “largos casi hasta el suelo, como si fueran estalactitas, para cubrir los pilares y las diversas tuberìas". Esta magia de proporciones, determina la particular armonía de los ambientes y al mismo tiempo resuelve los datos funcionales.
La textura escocesa también permite atornillar al techo los elementos de iluminación y los otros elementos de madera que hacen vibrar el espacio. El conjunto se basa en dos colores, rojo y negro, mientras que el suelo de moqueta, con varios desplazamientos de un escalón va alternativamente con los colores beige y marrón.
El conjunto es particularmente exitoso asì como armonioso y naturalmente hace pensar tanto al grande arquitecto escocés Charles Rennie Macintosh cuanto a Frank Lloyd Wright. Pero sin citar directamente, sino solo un perfume, un delicado aroma a malta.
(Antonino Saggio)
Hotel delle Nazioni a Roma, architetto Giorgio Romoli 1974. Oggi distrutto.L'articolo di Saggio è stato pubblicato su "ExiBart on paper" n.113
Un testo dell'architetto Romoli con foto sono pubblicate su "Amate l'architettura"
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tenuta al museo Macro di Roma il 14 giugno 2019
Caravaggio compie una rivoluzione. Al tempo immobile dell’Umanesimo rinascimentale sostituisce la presa di coscienza drammatica dell’attimo come campo delle scelte individuali; al disegno accademico, la pittura e il colore in presa diretta; alla profondità inquadrata dal telaio, un proscenio in cui personaggi veri danno spessore alla vita; alla luce omogenea, la forza abbacinante di un flash; alla staticità della posa, l’essere (dei personaggi, degli oggetti, degli spazi, della vita stessa) sempre in bilico. Gli scritti di Antonino Saggio, in diverse lingue ed edizioni, l'ultimo "Caravaggio La rottura del telaio" (ListLab 2018) propongono ipotesi nuove su fatti sin’ora trascurati, ma soprattutto sono tesi a far comprendere come la presenza dei nuovi strumenti ottici non sia ricetta meccanica o prodigio tecnico, ma si inserisca nella necessità estetica di una nuova visione. Caravaggio, Galileo e Borromini vengono a costituire, all'interno di questa lettura, una triade indispensabile per comprendere la nascita di una visione laica, per la prima volta "dal basso verso l'alto".
Comunicazione 34 minuti
Diap, Dipartimento architettura e progetto Sapienza Università di Roma. 15 febbraio 2018
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Conferenza all'Ordine degli architetti di Ravenna 29 novembre 2018.
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Lezione al Corso di Gianluca Peluffo alla Università Kore di Enna 12 maggio 2021
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Chi da anni frequenta il lavoro di Antonino Saggio sa che un termine che ben si presta a definirne il senso, è officina. Ciò vale sia in riferimento alle varie attività di ricerca collettiva promosse dalla sua cattedra di Progettazione architettonica a “La Sapienza” (il gruppo Nitro, le proposte di Urban voids e Tevere Cavo, le collane editoriali), sia in quella estiva del Sicily Lab dai cui workshop sono nate proposte e installazioni artistiche. L’attività centrale è quella di teorico dell’architettura (i libri su Pagano, Terragni, Sauer, fino ad Architettura e modernità, dedicato alla rivoluzione informatica) cui si aggiunge, a mo’ di divertissement, il lavoro critico su due artisti che da sempre lo appassionano: Caravaggio e Van Gogh. Su quest’ultimo da segnalare, oltre al volume “Van Gogh segreto”, anche la conferenza tenuta lo scorso anno al Macro.
Di recente, l’officina S. ha realizzato due libri sul fumetto che si rivelano due vere e proprie chicche per appassionati (e non solo).
Nel primo caso, si tratta di un’operazione di recupero della produzione di un disegnatore, Gian Carlo Guarda (Venezia, 1930), che nel 1950 si era brillantemente misurato con la versione a fumetti di “Zanna Bianca”. Lavoro, tuttavia, portato a termine solo molti anni dopo, allorché Guarda, essendosi nel frattempo dedicato all’attività di architetto negli Usa e ormai in pensione, si dedicò al completamento delle dodici tavole mancanti. Il lavoro completo, già pubblicato nel 2005, è ora riproposto in una nuova edizione curata da S. che, nipote di Guarda, ha potuto ricostruire una vicenda che illumina anche un pezzo di storia italiana.
Zanna Bianca di Gian Carlo Guarda Copertina interna e una TavolaGuarda, giovane e talentuoso disegnatore, nel ’50 giunge a Roma per proporre le sue tavole al “Vittorioso”, il periodico a fumetti (1937 – 1967) promosso dall’Azione Cattolica. All’iniziale apprezzamento per il suo lavoro, vide opporsi il rifiuto alla pubblicazione essendo London autore messo all’indice dalla Chiesa. La delusione spinse l’autore ad abbandonare la carriera di disegnatore e a completare gli studi in architettura. La pubblicazione consente di apprezzare il talento di Guarda - notevoli, in particolare, i volti e le scene notturne - e di godere delle emozioni del fumetto d’antan che ricorda il primo Tex di Galeppini (il cui esordio data proprio al 1948, anche se non risultano contatti tra i due).
Una pagina del libro "Sopra i tetti di Venezia" e sopra una immagine del palazzo Muti-Baglioni
Il secondo lavoro riguarda ancora, seppure indirettamente, Gian Carlo Guarda. Siamo a Venezia ove tra la fine della guerra e i primi anni ’50 opera un gruppo di giovani talenti tra cui Hugo Pratt, il futuro creatore di Corto Maltese. S., utilizzando le fonti fotografiche e le lettere di Guarda, ricostruisce il clima di amicizia creativa che ha per sfondo un luogo insolito quanto evocativo: i tetti di Venezia. Qui Pratt e gli altri amavano intrattenersi e qui si dipana una vicenda che attiene alla genealogia di Corto Maltese e che lasciamo al lettore scoprire. Oltre alla ricostruzione filologica che il libro contiene, l’elemento di interesse riguarda la relazione e lo scambio creativo che si intuisce animavano il gruppo di giovani creativi amici di Pratt.
A smentita del luogo comune sulla solitudine del genio, è dalla contaminazione che nacquero sia il lavoro di Guarda, si pensi al tema della libertà caro a London ed evocato dai tetti di Venezia, sia il futuro capolavoro di Pratt. Anch’esso un inno al viaggio. Ancora una volta, il tema dell’officina.
Paolo Allegrezza è studioso e autore di storia politica e critico di letteratura. Scrive regolarmente su "Mondo Operaio". Insegna italiano e storia nella capitale.
Gian Carlo Guarda, Zanna Bianca, Ed. Amazon, (Torino), 2020, 92 pp. in B/N, f.to 22x28, brossura
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Antonino Saggio, Sopra i tetti di Venezia alla ricerca di Corto Maltese, Ed Amazon, Torino) 1920 48 pp. in B/N f.to 15x21 Brossua
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Ritratto di Gian Carlo Guarda e a destra Foto di gruppo: Giorgio Bellavitis, Hugo Pratt e Gian Carlo Guarda da Sopra i tetti di Venezia fotografia di Leone Frollo, Venezia 1953
Singolare figura di autore, quella di Gian Carlo Guarda, fumettisticamente vir unius libri: il cui unico libro è Zanna Bianca, curioso graphic novel nato prima ancora del relativo concetto. Guarda, nato nel 1930 e scomparso nel 2016, versato nel disegno e fin da ragazzo amico personale di Hugo Pratt, oltre che appassionato di cani, iniziò nel 1948 una versione del famoso Zanna Bianca di Jack London, completandone le prime 12 pagine. Le quali, per vicende avventurose che qui non è il caso di approfondire (presenti nella prefazione del volume), finirono nei cassetti dell’autore, che però se le portò dietro in tutte le tappe della sua vita, vissuta a sua volta in parecchi luoghi del mondo. E quando, nel 2002, fu costretto all’inattività da un operazione chirurgica mal riuscita all’occhio, sapendo che dopo pochi anni sarebbe rimasto cieco, ascoltò... “il richiamo”, per citare coerentemente ancora London, di carta e matita. Portò alla fine la trasposizione del romanzo, iniziato mezzo secolo prima.
Zanna Bianca, un graphic novel un po’ insolito. Descrive le avventure del cane omonimo, un lupo grigio che vive una moltitudine di eventi di ogni genere, sullo sfondo del fascinoso paesaggio delle foreste dello Yukon: per lo più drammatici, qualcuno sentimentale e per sua fortuna con una conclusione rasserenante.
Due Tavole dello Zanna Bianca di Gian Carlo Guarda. A sinistra una tavola completata alla fne degli anni Quaranta, a destra una tavola ultimata negli anni Duemila
Tecnicamente è costituito da tavole quasi senza balloon (solo qualcuno nella parte finale) con didascalie un po’ verbose dentro ciascuna delle vignette, le quali a loro volta rispecchiano un disegno dalle sfumature in stile naïf; sono minuziosamente descrittive sul piano naturalistico, quasi tutte dedicate ad apprezzabili raffigurazioni di animali di ogni genere, come del resto la storia richiede, essendo una trasposizione fedelissima del romanzo. Si può presumere che se Guarda si fosse dedicato fin da giovane alla carriera di fumettista, sarebbe stato un ottimo autore di racconti d’avventura.
Gianni Brunoro, Associazione Nazionale Amici del Fumetto Italiano è critico letterario italiano specializzato nel fumetto, è direttore responsabile della rivista Fumetto
Gian Carlo Guarda, Zanna Bianca, Ed. Amazon, (Torino), 2020, 92 pp. in B/N, f.to 22x28, brossura.
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di Antonino Saggio
Finalmente il memorabile progetto della metropolitana di Napoli è giunto a Scampia. Per la verità non so bene che aggettivo usare per la metropolitana di Napoli. Lasciamo stare il memorabile e usiamo semplicemente, se pensiamo ai fruitori, fortunato. In particolare per chi non conosce la metropolitana, vi assicuro, vale assolutamente un viaggio perché avrà l’occasione di visitare una straordinaria collezione di arte e di spazi pubblici. Una collezione che si snoda in grandi invasi che conducono ai treni e fanno tutto il loro dovere distributivo e funzionale, ma assommano su di sé molti altri significati.
Il primo di tutti è che fanno cittadinanza. Vuol dire che la città e i suoi abitanti si riconoscono nella bellezza della metropolitana, ne sono fieri e la difendono. Le sedici Stazioni dell’arte sviluppano sempre un pensiero contemporaneo sulla bellezza anche quando, come è giusto che sia, diventa forte e dissacrante, quasi violento, o quando reinterpreta Napoli stessa, nei suoi colori, nei suoi anfratti, nei suoi stessi sotterranei.
Come sapete la metropolitana di Napoli è un esempio di progetto urbano riuscito. Della sua nascita, come di quella di Roma, esistono tre o quattro versioni. Una bella è che sia nata dalla tesi di laurea del cantautore Edoardo Bennato (vedi) che mostrava come connettere le linee Flegrea, Cirunvesoviana, Alisana con la vecchia metropolitana in un disegno unitario.
Di certo il progetto fu concretizzato nei due mandati dal 1993 al 2000 di Antonio Bassolino, implementata da Ennio Cascetta professore di trasporti e dalle figure di Benedetto Gravagnuolo e Alessandro Mendini per l’architettura e soprattutto di Achille Bonito Oliva per l’arte. Alla base di questa opera memorabile quindi la sinergia di alcuni protagonisti con le idee chiare che generano attorno a sé un mulinello di forze, di volontà, di capacità.
Ultimamente sono stati superati anni di stasi grazie all’azione decisa di Vincenzo De Luca attraverso fondi UE gestiti dalla regione, di Umberto de Gregorio presidente Eav (Ente autonomo volturno) e grazie al Coordinamento artistico di Maria Pia Incutti, Fondazione Plart si è finalmente riaperta la vicenda della metropolitana di Napoli anche negli anni di Luigi de Magistris.
Appena consentito dal Covid, nel maggio del 2020, è stata inaugurata appunto l’ultima stazione della serie a Scampia (ma un’altra è in costruzione, quella di Benedetta Tagliabue al Centro direzionale). Dicevamo la stazione di Scampia, quartiere simbolo del degrado della periferia napoletana attraverso anche le serie televisive.
Situazione di fatto
Questa stazione era un vero e proprio cantiere a cielo aperto, in cui coabitavano la vecchia stazione e le strutture di una seconda stazione che avrebbe dovuto ristrutturare la prima ma mai finita. In questa babele angosciosa e pericolosa, gli abitanti fruivano del servizio tra macerie e motorini parcheggiati. È a questo punto che inizia il progetto dell’architetto Cherubino Gambardella che firma nel 2018 il restyling con la partner dello studio gambardellaarchitetti Simona Ottieri.
Conosco Gambardella da trent'anni e sono innanzitutto lieto che un architetto napoletano possa lasciare un segno nella propria città. Ma questo aspetto è secondario, quello che conta è la forza dell’opera. Gambardella ha sempre studiato, anzi amato, la sovrapposizione spesso caotica di finito e non finito, di natura e architettura che è un dato caratterizzante l’edilizia e l’architettura di Napoli. È una sorta di “ripugnante ibridismo” come lo definì Benedetto Croce per il suo farsi per strati in un inseguirsi di spazi, volumi, frammenti, nel non accettare il “finito”, il lindo, il classico per inseguire una sorta di perenne mutevolezza. Gambardella vi ha dedicato libri e articoli e soprattutto nei suoi molti progetti cerca la presenza delle tracce del passato per risvelarle in maniera inaspettata.
Disegni di Gambardella in cui si rappresentano concettualmente gli elementi chiave del progetto
Cherubino Gambardella, tecnica mista roller su carta stampata 2018, sintesi del progetto dalla facciata all’interno e collisione di forme.
Non ama quindi le tele bianche e finite, ma un “terreno-palinsesto”, un collage di tracce a cui aggiungere le proprie. Dunque la difficilissima situazione di Scampia è per lui quasi ideale. Naturalmente usa la tecnica della sovrapposizione. Così un grande muro si sovrappone all’eterogeneità dell’esistente per definire il fronte principale di entrata della stazione da nord e dare un nuovo volto alla città. È un volto vibrante e mutevole, composto da aste metalliche irregolari. Di giorno scintillano alla luce naturale, di notte rimbalzano la luce smaterializzando il volume. Dal grande muro emerge lo sbalzo di una pensilina semicircolare che conduce al grande invaso della stazione vera e propria. Qui si sente forte, come in tutte le nuove stazioni di Napoli, la presenza dall’arte con l’installazione di Gian Maria Tosatti “Lo scambiapassi,” con “Tracce di rissa” di Enzo Palumbo e le fotografie di Luciano Romano dedicate ai nuovi musicisti napoletani che attraverso composizione sonora da Desiree Klein pervadono lo spazio anche con le loro musiche.
Sopra alle opere e alle fotografie, quasi a sottolinearne la presenza, corre in alto un grande bandone luccicante e dorato le cui strutture verticali fanno da portico alle opere, ma quello che caratterizza architettonicamente l’invaso è la grande scalea appoggiata al muro verso settentrione e che conduce al piano dei binari superiore. La scalea è accompagnata da irregolari alberi-pilastri che sorreggono un nastro-pensilina che segna come un vettore lo spazio, accompagna il visitatore e poi, ruotando su se stesso, esce a segnare la facciata sud che dà alla quota superiore dal piano binari.
Così, ripercorrendo il nastro all’indietro e osservando la scena dall’alto e il brulicare di persone ed eventi nella stazione si sentirà come gli architetti facciano tesoro della teatralità con cui si danno gli spazi pubblici a Napoli. Scendendo la scalea, ci verranno forse in mente le Pedamentine di Napoli, le strade che connettono le quote diverse della città e che aprano improvvise viste agli spazi e al paesaggio e la notte fanno sperare di catturare un raggio di luce dorata.
Antonino Saggio
Sequenza fotografica dall'entrata inferiore a Nord- Ovest con la lunga facciata, al grande vano inferiore, alla scalea che conduce alla quota superiori dei binari alla facciata superiore a Sud in cui sbuca il "nastro dorato" che organizza all'indietro tutti gli eventi e gli spazi del progetto
Il punto in cui si traguardano i vari livelli
La facciata a Sud in notturna.
Committenti: Plart, Ente Autonomo Volturno, Regione Campania, Aet Srl
Architettura: gambardellarchitetti: Cherubino Gambardella e Simona Ottieri
Con Alessandro Marotti Sciarra, Alessandra Acampora, Antonio Capolongo, Francesca Filosa.
Coordinamento artistico generale: Maria Pia Incutti
Artisti: Luciano Romano, Gian Maria Tosatti, Enzo Palumbo
Istallazione sonora a cura di Desiree Klein
Esecuzione: Consorzio D’Imprese Ascosa
Rup: Fiorentino Borrello
Tempi: Progetto 2018, Esecuzione 2019-2020
Fotografie di Luciano Romano e Cherubino Gambardella
Lo scritto è stato pubblicato come:Antonino Saggio, Pedamentina contemporanea. La nuova stazione dell’arte Napoli di gambardellaarchitetti, Exibart, n. 110, dicembre 2020 (pp. 78-79). e successivamente come La nuova stazione dell'arte a Napoli sempre da ExiBart on line
A Paradigm Shift: The IT Revolution in ArchitectureAn Open-video-course
by prof. Antonino Saggio
“Sapienza" University of Rome
School of Architecture
Dept of Architecture and Design
The course presents a combination of theoretical and application aspects. The theoretical aspects concern relations between Information Technology and Architecture in this historical phase. The course takes place in about 30 modules of 35 minutes each. The classes are grouped into six thematic cycles that go from the "Introduction to the "World of the Web" to the "World of Rasters", "From the Vector Environment" to the"Creation of the world 3d" from "Spreadsheets and Databases" up to "Hierarchical structures and BIM". Each cycle offers lessons on the theoretical and software environments and on parallel developments in contemporary architectural research. At the end of each cycle, students draw up a specific practical and theoretical exercise that converges on the theme of the year. In this case "Unlost Territories Aniene Flows ".
Each class has a video of 35 minutes and a selection of images. Click the links below
INAUGURAL CLASS:
0º Inaugural Class: Crisis Modernity and Information Technology
PRIMO CICLO:
L'impatto dell'informatica nella città e nella ricerca architettonica contemporanea | Il World Wide Web
1º Class: A Definition of Information
2º Class: The Native Scene of Architecture in the Age of Information
3º Class: The Role of Information in Contemporary Society
4º Class: Architecture in the Age of Information: The Return of the Rhetorical Figures
5° Class: The long crisis of XIX centuryThis lesson serves to demonstrate how long and complex it has been to build a new paradigm for architecture in response to the industrial revolution. Art, engineering, crafts were the different tributaries that allowed to form new ideas. But another jump will be necessary. We will face it in the next lesson dedicated to the building of Bauhaus.Questa lezione serve a dimostrare quanto sia stato lungo e complesso costruire un nuovo paradigma per l'architettura in risposta alla rivoluzione industriale. Arte, ingegneria, artigianato sono stati i diversi affluenti che hanno permesso di formare nuove idee. Ma un altro salto sarà necessario. Lo affronteremo nella prossima lezione dedicata all'edificio. del Bauhaus.6º Class Transparency: the Catalyst of the Architecture of the Industrial RevolutionThe lesson is based on the concept of paradigm shift illustrated in the field of scientific thought by Thomas Kuhn. In the lesson it is argued that the "revolution of functionalist architecture" in the twenties of the twentieth century can be understood as a real paradigm leap compared to the previous one. A proof of this working hypothesis is a "chart" organized in six categories and that uses different keywords for the architecture of the "first wave" and "second wave". The concept of catalyst plays a decisive role.La lezione si basa sul concetto di salto di paradigma illustrato nel campo del pensiero scientifico da Thomas Kuhn. Nella lezione si sostiene che la "rivoluzione dell'architettura funzionalista" negli anni Venti del Novecento piuò essere intesa come un vero e proprio salto di paradigma rispetto a quella precedente. A riprova di questo ipotesi di lavoro si usa un "chart" organizzato in sei categorie e che utilizza delle diverse parole chiave per l'architettura della "first wave" e della "second wave". Ruolo determinante è il concetto di catalizzatore.7º Class The HTML RevolutionThe lesson retraces the keywords needed to navigate the world of the Intenet: from IP to ISP, from HTM to FTP. The second part briefly illustrates the steps needed to create a website. It also focuses on the need for individual participation in the positive experience of the Internet. Be brave: learn!La lezione ripercorre le parole chiave necessarie per orientarsi nel mondo della rete.; dall'IP allo ISP, dall'HTM all'FTP. Nella seconda parte illustra brevemente i passaggi necessari per creare un web site. Si sofferma anche sulla necessità della partecipazione individuale all'esperienza positiva di Internet. Sii coraggioso: impara!SECONDO CICLO:
Il mondo dei pixel materialità e immaterialità |
Hardware e schermi, la digitalizzazione delle immagini. Il mondo raster.
8º Class How Many Times? Short history of calculation from the Abacus to the iPad
9º Class Inside Bits: The Raster World
The Class was introduced to "Leonardo", i.e. the conceptual artifice that will follow all the other cycles of our course. We wonder .. How would Leonardo solve a specific problem without electricity, hardware software? This way to pose the question serves to underline the conceptual basis for each IT environment. We start with the world of raster, the invention of the grid an the quickdraw graphic screen revolution. The lesson illustrates the difference between Depth Resolution. It asks the production of a "Self-portrait at the time of the Coronavirus" produced with a raster program. By next Monday.Alla Classe viene presentato “Leonardo”. E cioè l’artificio concettuale che seguirà tutte gli altri cicli didattici del nostro corso. Ci domandiamo .. “come avrebbe Leonardo a risolvere un problema specifico senza elettricità, software hardware?” Questo artificio comunicativo serve a sottolineare la base concettuale per ciascun ambiente informatico. incominciamo con il mondo del raster l’invenzione della griglia e/o la rivoluzione del sistema quickDraw. Nella lezione si illustra la differenza tra Risoluzione Profondità. Si chiede ancella produzione di “Autoritratto al tempo del Coronavirus” con un programma raster, per il prossimo lunedì.10º Class A Bit World: The Return of Surface in Architecture.TERZO CICLO:
La stratificazione e le sovrapposizioni | Il Mondo dei vettori. Geometrie e layer.11º Class Aniene Flow A BioInformation Infrastructure for the Rehabilitation of UnLost Territories12° Class A Vector World13º Class With layers, a difference arrivesThe class discusses the arrival of layers. It is an important combination of the semantic and geometric level allowed by the vector environment. Immediately, thinking through the layers, important functional advancements are realized, but progressively it is understood that the advancements are also of a design type: a divers world can be born. To demonstrate this thesis, a short journey is made through three works and three personalities. "The lighting field" by Walter De Maria, "The Cannaregio project" by Peter Eisenman and ""he Parc de La Villette" project by Bernard Tschumi. You will see that the great acquisition of the world of layers is the independence of each. Each layer can be optimized according to its specific needs. The combination of the various layers leads to a more efficient and rich world. The old unitary world can no longer be recomposed.La classe discute dell'arrivo dei layer. E una importante combinazione del livello Semantico e geometrico permesso dall'ambiente vettoriale. Immediatamente, pensando attraverso i layer, si realizzano importanti avanzamenti funzionali, ma progressivamente si comprende che gli avanzamenti sono anche di tipo progettuale: un mondo diverso può nascere. Per dimostrare questa tesi si compie un breve percorso attraverso tre opere e tre personalità. Il lighting field di Walter De Maria, il progetto di Cannaregio di Peter Eisenman e il progetto del Parc de La villette di Bernard Tschumi. si vedrà che la grande acquisizione del mondo dei layer è la indipendenza di ciascuno. Ogni layer può essere ottimizzato in ragione delle sue specifiche necessità. La combinazione tra i vari layer portanto ad un mondo più efficiente e ricco. Il vecchio mondo unitario non può più essere ricomposto.14º Class Peter Vector Eisenman15º Class The IT Revolution in Architecture Book Series
QUARTO CICLO:
Masse, collisioni, traiettorie | La creazione della tridimensionalità. Estrusioni, Rotazioni, Operazioni booleane
16º Class: A «True» 3D World Arrives17º Class: Time, First Dimension of Space18º Class: Frank ThreeD Gehry QUINTO CICLO:
L'organizzazione delle informazioni in Modelli | Lo Spreadsheet, il Data-base
19º Class: A New Thinking. The "What If?" Arrives20º Class: DataDataData Base: But, We Should Call IT "InfoBase"
SESTO CICLO:
I progetti della modificazione | Interconnessioni dinamiche. Strutture gerarchiche e modelli intelligenti21º Class: The BIM: As NO One Has Ever Explained (to You)
22º Class: Some Actors of the BIM: Scene
23º Class: Interactivity The New Catalyst
24º Class (the Last): Space as InformationMajor Products of the coursePersonal websiteSelf PortraitsAniene Flows ConceptLogo of the courseClasses Have Been Transmitted by Antonino Saggio FaceBook every Monday and Thursday from March to June 2020
Originally intended for FB friends around the world, they have been followed formally by a group of Students of Sapienza.
6:00 pm Rome time12:00 noon Eastern time
9:00 am Western time
La scomparsa di Sandro Lazier (1953-2021)
Questa notte è scomparso Sandro Lazier. Una notizia tristissima per i tanti che lo stimavano come progettista appassionato, amante dell’architettura, fondatore e direttore della rivista “Antithesi” con Paolo Ferrara. Sandro era innanzitutto una persona rara e bella. Bella nel fisico alto e sottile, e nella linea netta con cui giudicava il mondo, le cose e gli uomini. Doveva venire da una stirpe partigiana delle Langhe lui che aveva studio ad Alba, città di grande storia e sede anche dei congressi dei Situazionisti. Sandro aveva una anima forte di uomo controcorrente. Non era interessato a potere o a consenso, ma voleva esporre con chiarezza, forza e limpidezza di linguaggio le sue tesi. Che erano nei fatti antiestablishment. Più di vent’anni lunga è l’attività di “Antithesi”. Innumerevoli articoli e prese di posizioni che spesso avevano anche interessanti commenti di lettori. La sua nascita era ai tempi de Web 1.0. e Importante la rivista era anche nella cura della grafica e nel motore di gestione. Era un vero gioiello ai tempi in cui nessuna delle maggiori testate aveva ancora un sito web. “Antithesi”, ai miei occhi, era importante e necessaria quanto ”Architettura.it” di Marco Brizzi. Due testate che hanno aperto la strada alla diffusione dell’architettura via Web. Ho conosciuto Sandro e Paolo prima via mail e poi a Roma in un incontro all’InArch che appunto faceva conoscere le prime testate di architettura via web. Da quella primavera del 2001 la nostra amicizia è stata sempre profonda e affettuosa, con molte iniziative insieme. Un convegno a Sciacca, la città di Paolo, dei periodi al Sicily Lab, delle jury del mio corso, naturalmente quel bel convegno su Zevi organizzato da Giovanni Bartolozzi a Firenze. Perché Sandro era un profondo conoscitore del pensiero e dell’opera di Zevi, una conoscenza attiva, praticata tanto da progettista che da critico. Il suo ultimo lavoro è la raccolta di due decine di Lezioni di architettura che condensano il suo sapere fondato sul pensiero organico e praticato in diverse opere di architettura belle eleganti e sensibili, suoi veri autoritratti. Anni fa Sandro tenne una mostra e ricevette un premio per la sua opera da Luigi Prestinenza. Ne era giustamente fiero ed io con lui per quello che può contare. Dicevamo però che oltre ad essere una persona bella Sandro Lazier era una persona rara, proprio rara. Con lui scompare una onestà di intelletto e di comportamenti una lindezza che lo pervade tutto anche e soprattutto nella decisione dei giudizi e dei comportamenti. Queste posizioni via via furono apprezzate anche da persone culturalmente a lui lontane. Un fatto rarissimo anche questo. In questa giornata così triste mi unisco al dolore di Paolo Ferrara, grande amico di Sandro e mio, della famiglia a cominciare dalla carissima figlia Milena, della moglie e del fratello con cui collaborava e poi degli amici-clienti per cui aveva disegnato opere e con cui manteneva contatti quotidiani. Sandro ci hai lasciato, ma se noi continueremo a pensarlo e a leggere quanto hai scritto potrà rimanere ancora almeno un poco con noi.Commenti in questa pagina FBLa rivista "Antithesi"Le architetture di Sandro Lazier
The Political Role of Landscape**
by Antonino SaggioToday, I shared something on Facebook that received a lot of feedback. I said: “We are at the end (or almost at the end) of architecture; it hardly interests anyone anymore, not even architects are interested in architecture anymore, which is something that I myself recently realized.” As I mentioned, this Facebook post was a success and received a lot of comments. And now, because we have the technology that allows it, and we are in 2019, I am live on Facebook and, thus, I am speaking to this audience, and my Facebook friends at the same time: (here is the link for anyone who is interested in listening: https://bit.ly/ 33Ddb1V).I want to start off by saying that the speech that struck me the most in the last two years was by Senator Emanuele Macaluso, because perhaps, having passed the age of ninety, he speaks the truth, and says things as they really are. He said : “All of the evils of this country derive from the disruption of the relationship between politics and culture,” which is, of course, a fundamental cornerstone of any society. Without the aspiration to pursue meaningful purposes, politics becomes nothing more than a daily bargaining. On the other hand, when culture is severed from politics, it become self-serving, academic, a deposit of specialized knowledge with no real-life, and life-changing applications. It is precisely in the disruption of this relationship that lies one of the evils of this country, which is something that happened slowly and steadily, but I’d say, almost inexorably. I cannot add anything of value at the presence the President of the Constitutional Court about our foundational document, but there is no doubt that our Constitution was brought to life in the context of an extremely strong, and healthy relationship between politics and culture. I actually published a book in 1984 titled “Giuseppe Pagano between politics and architecture”, which started with a long quote from Antonio Gramsci. It’s Gramsci, indeed, who inspired Macaluso. It’s Gramsci, he himself a political leader, when imprisoned by the Italian fascist government, who thought long about the meaning of the Italian culture. He knew that without culture, political action has no intrinsic meaning. That being said, let’s take a step forward. So if culture is not a self-serving deposit of specialized knowledge, what is it? How can we define what culture is? Well, I believe that culture enables us to navigate reality, create roads, and pathways. And how can we achieve this? The symbolic image is given to us by Violante: keeping layers of knowledge of the past on our shoulders, but at the same time, maintaining an intuition for the future. Allowing one’s orientation through life, that is what culture does. And this constant conscious movement is what changes the world: we must constantly change the world, laws must be constantly changed, because change is what is necessary to address new crises, and new challenges. I will not speak at all about my main area of research, which is, as it has been mentioned, the impact of new technologies in the world, but today I only want to briefly talk about the concept of “landscape”, because it is equally linked to “politics” and “culture”, and because it is one of the crucial aspects of the "city of the future” being discussed here. Long story short, the concept of “landscape” is an Italian invention that arrived, in a specific place, at a specific time: in Siena, with the frescoes of the Good Government between 1338 and 1339. Before, there was no landscape. And landscape is not something merely physical and tangible, but is the cultural, and political ability to interpret an aesthetically shared view of the world, to publicly represent the values shared by a community. And so the landscape is the cultural, social and, as a result, political sharing of an aesthetic vision of the world, that is so important that was depicted in the frescos of the Good Government in Siena. This is the reason we immediately think about Tuscany, when we think of the world “landscape”, because that is were the concept was born. But since then, we have had the cultural ability to elaborate dozens of new ideas of landscapes, that still represent shared values of a community, and create culture, and unity of vision around them. And here the English language helps understanding this concept: they use the suffix “scape”, which means “visione” in Italian, and they match it to describe what they need to: and so it becomes “land-scape”, “industrial-scape” “cheap-scape”, “moon-scape” and so forth. This reflects the concept of an ever-changing idea of community. That is not to say that we don’t have tools to preserve the classical tuscan landscape, but we have also the tools to understand the vitality of some outskirts areas, for example. I am thinking of the Italian INA Casa, and in general, that 1950’s vision that has had an enormous value in terms of creating unity, and culture around it. Today, we also have new ways to think about the future in which we operate. I don’t want to talk in depth about this today, but one of the most important concepts that derives from the world of technology is that the "center is where the action is”. There are no longer predefined “centers”, but the center is where we can act, operate, and today, “ action” is inexorably linked to information, and of a city of information, which we should let guide and inspire us. **Avevo voglia di trovare uno degli interventi in cui parlavo di Emanuele Macaluso. Eccolo. Fa parte di una tavola rotonda nel convegno "Creativity and Reality" nel dicembre del 2019 di cui sono stati da poco pubblicati gli atti completi. Qui un paragrafo è aggiunto, la traduzione è a cura di C. Saggio"Creativity and Culture" edited by Orazio Carpenzano, Alessandra Capanna, Anna Irene Del Monaco, Francesco Menegatti, Tomaso Monestiroli, Dina Nencini. Editorial coordination Francesca Addario, Alessandro OltermariniPublished by Edizioni Nuova Cultura Roma 2020
Il libro Il futuro delle città di Livio Sacchi per La nave di Teseo del 2019 è una lettura affascinante, informativa ed estremamente utile. Cerchiamo di sostanziare questi aggettivi con alcune osservazioni sul libro e sull’autore. Livio Sacchi sin da anni lontani - il suo primo libro che io ricordi è Il disegno dell’architettura americana (Laterza 1989) ed uno molto popolare più recente Tokyo (Skira 2005) ha combinato due componenti che si trovano raramente insieme. Da una parte una informazione ricchissima e di prima mano. L’altra componente è una scrittura precisa e limpida. Qualità queste che sono state perfezionate nella lunga partecipazione alla redazione di “Op. Cit” di Renato de Fusco e negli ultimi decenni nel suo ruolo di primo piano nella enciclopedia Treccani. La scrittura informata e amichevole, porta il lettore con piacevolezza lungo le cinquecento pagine del volume. Il futuro delle città può essere apprezzato anche non sequenzialmente, ma attraverso le curiosità e gli interessi, come se noi stessi fossimo in viaggio. Vi è un portato secondario, ma importante di questo libro: quello di essere un libro a-disciplinare. Sacchi in fondo è sempre stato un “decolonizzatore disciplinare” : non si è mosso nel quadrato del “Disegno e rappresentazione” area di cui è professore da decenni, ma attinge ad osservazioni che appartengono a più campi che vengono con naturalezza assorbite nella sua scrittura. Ed ora veniamo al secondo aspetto del volume, il suo alto valore informativo. L’autore analizza molte decine di città significative in tutti i continenti. Facciamo un esempio, su l’india si sofferma su Bangalore, Delhi, Mumbai. Ebbene se si chiedesse di localizzarle sulla carta geografica? O di dire qualcosa di significativo per ciascuna? Beh mi sono fatto prima io stesso queste domande, cui posso rispondere solo “dopo” la lettura delle undici pagine che vi sono dedicate. Anzi, per la verità, mentre leggevo, mi sono costruito una mappa in Google per localizzarle ed esplorarne almeno un poco la struttura urbana e i monumenti. Sacchi procede con chiarezza e metodo. Ci illustra la particolarità della geografia, incasella i principali dati statistici ed economici e poi affonda su alcuni elementi particolari della società, dell’economia e su alcune criticità. Per esempio Bangalore è “un polo scientifico d’eccellenza che concentra le principali aziende d’alta tecnologia” e “in linea con i successi di Bangalore, il governo indiano attraverso una Smart Cities Mission, ha varato la costruzione di cento Smart cities”. Cento Smart cities! Anche delle altre città Sacchi individua subito la peculiarità. Per esempio Delhi “costituisce uno dei più inquietanti fenomeni urbani presenti nel nostro pianeta” mentre di Mumbai ricorda anche la collocazione, scelta oculatamente come sempre facevano i portoghesi che la hanno fondata. Ad ogni città Sacchi fa seguire una piccola guida di architettura contemporanea. Ci ricorda sia i classici della modernità, sia opere realizzata da significativi architetti, spesso internazionali. E siccome siamo in un mondo in cui “basta la parola” ci vuole un attimo a mettersi in Internet e andar a veder il Terminal 2 di SOM a Mumbai, o un importante progetto di low rise - high density di Charles Correa. Ora quello che è fatto per l’India è compiuto per gli altri paesi dell’Asia, dell’Oceania, per l’Europa, per le Americhe insomma per tutto il mondo. Ne esce uno straordinario affresco che rivela anche un’altra anima dell’Autore, che chiamerei enciclopedica. Il libro costituisce così anche un reference book, cui ricorreremo se ci capiterà ancora di viaggiare. Veniamo ora all’aspetto di “utilità” che avevamo indicato all’inizio che non si riferisce solo a quanto sopra nella sua struttura “geografica”, ma alle prime duecento pagine di taglio saggistico. Mentre l’analisi delle città è un percorso “orizzontale” nel materiale, la parte saggistica vi affonda verticalmente. Intendo dire che Sacchi vi affronta delle grandi questioni del mondo contemporaneo. Eccone alcune: “Centro e periferia”, “Infrastruttura e mobilità”, “Migrazione e segregazione”. Facciamo l’esempio del capitolo dedicato ala “Sostenibilità”. Qui l’Autore ci ricorda i dati politici generali, le indicazioni delle Nazioni unite come Agenda 2030 e soprattutto si sofferma sulla enciclica del 2015 « Laudato sì’ » di papa Francesco. Questo approccio è importante perché mette “insieme” il tema del degrado ambientale con quello delle disuguaglianze, un nesso chiave se si vuole operare in chiave effettivamente ecologica. Il capitolo va avanti ripercorrendo le esperienza più significative da Singapore al quartiere di Hammarby in Svezia dal Parque Madrid Rio a Madrid al parco Seoullo a Seoul. Lo stesso taglio saggistico avviene in tutti i capitoli, per esempio in quello sulla digitalizzazione in cui tra l’altro ci fornisce i numeri delle entità globale del fenomeno e del suo impatto gigantesco sulla città del futuro. Abbiamo sentito negli ultimi mesi dichiarazioni di architetti noti nello scenario internazionale che, quasi al limite della boutade, rivendicano un ritorno salvifico alla campagna o ai borghi abbandonati. Sacchi ci ricorda che la scommessa è nel futuro della città. Una scommessa difficile da portare a termine, ma che deve essere condotta lo stesso con coraggio, consapevolezza e un poco di audacia. Recensione al Volume di Livio Sacchi "Le ctta del Mondo" Nave di Taseo 2019 Pubblicata in L'Industria delle costruzioi
24º Class (the Last): Space as InformationWatch the video on 35 minutes The class is forecast from
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Thursday June 11, 2020
6:00 pm Rome12:00 noon New York9:00 am San Francisco
Space at center
Space as "Organ"
Space as "System"
Space as Information
But Now we can Go to a short theoretical prove.
Let's Use colour
Three characteristics
A. Contextual
PhysiologicalContextualConclusion Color exists or not exists ?Eletrtromagnetc radiations exist.Colur being inscribed in the Contextual, Physiological and Cognitive sides is in reality InformationWhich is easy to understand!Same thing for spaceMatter exists, but Space is again inscribed in the Contextual, Physiological and Cognitive sidesthere fore it belongs to the human conventional constructs of information. Some practical examplesMarcos Novak at the Biennale of Venice, year 2000see MovienITro Group Tecno PrimitivoSee Movie InfoSpaces BehaviorsnITro Goup Reciprocal 1 Gioiosa Marea*See MovieReadingsAntonino Saggio, Perchè rappresentare l'invisibile Why Represent the invisible?"Disegnare" n. 50Jakob von Uexküll Ambienti animali e ambienti umani. Una passeggiata in mondi sconosciuti e Invisibili, Quolibet
Wait for The Video 35 MinutesAn Open-video-course by Antonino Saggio
professor Antonino Saggio«Sapienza» University of RomeSchool of Architecture - Dept. of Architecture and Design.
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23º Class: Interactivity: The New Catalyst
The class is forecast from
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Monday June 8, 2020
6:00 pm Rome12:00 noon New York9:00 am San FranciscoWatch the video 35 MinutesOverview of the "Conventional" Environments presented in the course 1.
C:Html/text information linked to external resources with "unique" addressing on the network. The jump - or Hyper - is the mode of navigation and knowledge.
2.
C:raster/A1: R80, G50 B60 on a grid screen may reside descriptive "dots" of an image.
3.
C:Vector/line -171.000 145.000 0.00 on a space mapped on two dimensions X Y are shown "entities" geometric leaning against the grid.
4.
C:VectorZ/ polygon -145.000 151.000 0.000 on a space mapped on three dimensions I indicate "entities" that define volumes on three dimensions.
5.
C:Date/A1B1: 25, A5B9: 39, A7b4=A1B1 A5B9 on a grid of rows and columns each cell contains information or a result: The result establishes relationships between the information related to declared functions.. All is branched and nested: it is a Model
6.
C:Date+ /1Name 2Cognome 3Età ... (on a grid of rows and columns each column 1, 2, 3 represents a field -field- each row an information container - record- . You can do specific searches "query".
7.
C:Symbol/1Object .. 2 Object 3 (on a space mapped to three dimensions I indicate the presence of "Symbols" that recall a great complexity whic is described only Once. Originally called 3D Database is today called B I M. It is in fact similar to a spreadsheet a Model
Sintesi degli ambienti " convenzionali" presentati nel Corso
C:Html/informazioni testuali lincate a risorse esterne con indirizzamento "unico" sulla rete. Il salto - o Hyper - è la modalità di navigazione e di conoscenza
C:raster/A1: R80, G50 B60 su uno schermo-griglia possono risiedere "punti" descrittivi di una immagine
C:Vector/line -171.000 145.000 0.00 su uno spazio mappato su due dimensioni X Y indico
"entità" geometriche appoggiata alla grglia
C:VectorZ/ polygon -145.000 151.000 0.000 su uno spazio mappato su tre dimensioni indico "entità" che definiscono volumi su tre dimensioni
C:Data/A1B1: 25, A5B9: 39, A7b4=A1B1+A5B9 su uno griglia di righe e colonne ogni cella contiene una informazione oppure un risultato: Il risultato sancisce dei rapporti tra le informazioni legate a dichiarate funzioni. Il tutto si ramifica o si nidifica: è un modello)
6.C:Data+/1Nome 2Cognome 3Età ... (su uno griglia di righe e colonne ogni colonna 1, 2, 3 rappresenta un campo -field- ogni riga un contenitore di informazione - record- . Si possono fare ricerche specifiche "query" 7.
C:Symbol/1Object .. 2 Object 3 (su uno spazio mappato a tre dimensioni indico la presenza di "Simboli" che richiamano una grande complessita descritta una sola volta. Il simboloi puo avere filed descrittivi geometrici o field quantitativi o logici. Originariamente chiamato 3D Database è oggi chiamato B I M. E' infatti similmemente ad uno spreadsheet un Modello
You remmber the Chart?
Try To do Build Yours. Try To answer to fill the different categories in the Third Wave (Information)
See Class 6!What we are sure from the all above is that Interactivity can be a key component of Architecture of Information.ReadProcessual InteractivityWe named Ben Van Berkel Un StudioMercedes Benz Museum in previous Class.or many of Gehry ProjectsThrough the BIM Software this became a standardProjective InteractivityWe name at least Italian Group Studio AzzurroAnd the Britisch Architect FirmJason BrugesPhysical InteractivityToyo Ito Towers of windDiller&Scofidio The Blurand below the Shed (in the interpretation of Bordoni Lo Basso ITCaad Competition 2018)
Video Calatrava Milwaukee Art Museum
Video
nITro Group Tree.ItKas Oosterhuis Hyperbodies
Ada with Neuroscience and AI
References for Interactive projectshttp://www.interactivearchitecture.org/Interactive in naturehttp://www.studioroosegaarde.net/projects/#dune-xInteractivity in many Contemporary examplesAntonino Bontempo, Luce Dinamica e media superfici: l'architettura sotto una nuova luce,
Tutor: Prof.ssa Nilda Valentin, Co-tutor: Katia Gasparini, Ely Rozenberg, 2 v.. coll. 17/C.37 I-II -
PDFa - - PDFb -An Open-video-course by Antonino Saggio
professor Antonino Saggio«Sapienza» University of RomeSchool of Architecture - Dept. of Architecture and Design.
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22º Class: Some actors of the Bim Scene
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Thursday June ,4 20206:00 pm Rome12:00 noon New York9:00 am San FranciscoWatch the video Nested Branched Hierarchical.a What if System parallel to a spreadsheet but used withing the realm of BuildingB I MEfficient,Semantic,Intelligent,InteractiveSeveral program that implemests a BIM
Archi Cad
usa grasshopper tramite un proprio plugin
http://www.graphisoft.com/archicad/rhino-grasshopper/
precedentemente RadarCh sviluppato in ambiente MAC
Early mac
Super3d and Strata vision and of course Minicad and later Vector works
TOP solid, pro | Engieer CatiaGehry techmologies Digital projectsGenerative components Bentley extension of Microstation ..
Related to seminars of the SmartGeometryGroup
Sketch upha una semplice ma effettiva integrazione BIM / via gerarchica con quello che chiama "componente" Scarica gratisProcedural modelling vs simple 3d modelling
first to allow procedural / BimRhino e Grasshopperl'integrazione al BIM avviene con il plug in VISUALARQ sia direttamente in rhino che via grasshopper.
www.visualarq.comEnergyAutodesk Ecotect / GEco plug in for grasshopper _Ladybug + HoneybeeStructureOasys Gsa highly porfessional as Rhino plug in Kangaroo and KarambaHuman BehaviorVirtoolsProcessingsearch with wikepedia to have a descriptionAutodesk RevitRevit che è lo standard Bim più diffuso si lega indietro al parametrico
Un software parametrico integrato che si chiama DYNAMORevit è il programma dell'Autodesk che da alcuni anni ha portato l'idea del Bim all'interno di uno standard professionaleThe aboveinformation are integrated from the Hyperbody institure experience and research directed by prof. kas Oosterhuis. for an update see Tomasz Jaskiewicz, Towards a Methodoloy for complex adaptive interactive architecture, phd dissertaion TU delf 2013 pp. 211-214Description of key Philosophy of RevitRevit’s philosophy - Notes derived from an essay session with Marco Falasca in November 2019. Marco has kindly revised these notes integrating and clarifying them. Revit is subdividable, at the macro-area level on which to act, in three large compartments absolutely not ponds but interactive with each other: Revit Architecture, Revit Structure and Revit Plant. Each macro-area has developed an increasingly integrated and intelligent approach and of course its own philosophy, being each equipped with special plug-ins that allow those who use the program to design, explore, manage and build every minimum component of the specific macro area.The macro.area closest to us, Revit Architecture, is the richest but at the same time the most immediate and integrable and perhaps to better understand it is good to divide it into two parts.1. The first is interactive design, that is to say a real meta-design process, which allows us to act on geometries and shapes, and then enrich the information model.2. The second is the constructive implementation, that is, the design using elements already integrated with the information of the model. The one is not chronologically successive to the other, nor excludes it, but you can act for different stages and levels of detail different with one or the other or with both. 1Revit uses the CONCEPTUAL MASS tool in interactive design. The tool allows you to model any type of mass (in fact you can model with splines) acting at the beginning as a real "passive" modeling of the elements and shapes, without for the moment assigning them a label (floor, roof wall..) or a parameter or information.To this mass Revit allows you to add:A. Roof systemsB. External vertical latch systems C. Closing systems and horizontal partitionsThese three systems are absolutely interactive and parametric with the form generated by the conceptual mass: the change of a mass shape can be chosen if the system is automatically updated, for example the roof to the change made before the shape.2The second part is the implementation "constructive" always in the area macrto archtettura Revit uses in this case an infinity of different tools called FAMILIES. Families are the main motor of the nature of the program and their organization is based on a nested hierarchical structure, namely a tree structure. This results in enormous flexibility and management of the building process, and can be implemented with external components downloadable by companies. The programme for organisational clarity provides for three substantial levelsA. The level of the HOUSEHOLDmacro-elements for example, walls, doors, windows. Each family (in other programs it is called class) contains within it numerous "types". The family can contain inside other families (nested family), the latter with other types inside them (for example the family "door" can contain inside the family "handle")B. The TYPE levelthe type is what characterizes and gives more information to the families with whom we will build our project. For example, the family "door" consists of many types such as "door to a door", "sliding door", "fire door". C. The level of the INSTANCEThe instance adds an additional third level of information to my type and will be exactly the actual element that I will insert into the project model. For example, the type "sliding door", belonging to the family "doors" consists of a series of instances such as "sliding glass door 90x210", or "sliding wooden door 100x230" Of course the instance is a 3d description of the object, which has common insertion rules with other systems and of course has a database card linked to it in some cases dynamically. I can get the cost per cubic meter of a certain type or instance of wall and the program knows how to update the cubic meters actually used in my project.The interactive editing possibilities of course can concern the various types levels (I take a set of recurrences and move it for example) or if I want I can modify the single instance. A further level of project strength lies in the fact that some families need hosts to be created, for example you simply cannot insert a door except in a wall that hosts it, you cannot insert a handle except on a door that hosts it.In these three levels there is the key to the hierarchical system of Revit, but it must be remembered of course that Revit has its own programming language that exponentially expands its possibilities. The generation process of the families is extremely intelligent - for example those of the plants or of the electric networks or of the structures - which are always incorporated in the project in an interactive way but following the rules of each family.UNSTudio Mercedes Benz MuseumT.R.A.M.A. Trattamento Reflui Acque Meteoriche e Alluvionali Centro di ricerca e Parco Eco-didattico presso il Depuratore di Roma Est
Marco Falasca
Reading:At least section Model in UNStudio diagramma struttura modello pelle ibridazioneEdited by Gaetano De Francesco et alSpecial free downLoad
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professor Antonino Saggio«Sapienza» University of RomeSchool of Architecture - Dept. of Architecture and Design.
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A Paradigm Shift: The IT Revolution in Architecture21º Class: The BIM; As NO One Has Ever Explained (to You)
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Monday June 1 20206:00 pm Rome12:00 noon New York9:00 am San FranciscoOne night Leonardo has another invention.. the most umportant of allNOT a real thing but...An Abstraction!He invented not as having figures of data on a grid but to have a description in a cell.Before If I need to have 3d CubesI had to repeat the description 3 times.Now I can have only Once! as a descriptionann then to call the Description!Cube as individual entitiyCube as Named Description / description
Five Cube as Instances fo the Description Object i can add A. Point of insertion in x y z spaceB. Scaling in the x, y z axesC. Rotation in the x, y z axes
HUgE consequences.Leonardo These time made a trip To spread the word:and he stopped at Carnegie-mellon University in the second halh of Sixtiesand metChuck EastmanChuck start to evangelize a first group of pupilsamong themChris YessiosYeuda KalayUllrich FlemmingOmarAkinJohn GeroAnd Collegue Bill MitchellWho created other pupils among whichMarcos NovakGerhard Schmittand Nino Saggiowho Spread the word...the idea was to create a 3d databaseA instatiated description of a word that contains at the same timeGeometrical 3d information but alsoFiled of quantitive data (such as in a spread sheetsor descriptive fields such as in a data base.the Great thing is that conceptual is a MODELallows such as in a Spreadsheet a WHAT IF organizationBecause it is Nested Brancheddita mano avambraccio BraccioFingers Hand Forearm ArmIt Moves and it is organized HierarchicallyMoving a branch will move the other related branchesw in the upper part.a modification of a descriptio of the original objected (or to any other part of the trees will PASS ON to all the other connected branches!And In time was clear that I can add many other field beisde the gemetrical description .. So trat I will start to have aì what I call A BIM a Buolding Information system
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BIMChapter "Model" in the bookCreate a simple Hierarchical Model conceptually appked to aniene Flows if possibleAn Open-video-course by Antonino Saggio
professor Antonino Saggio«Sapienza» University of RomeSchool of Architecture - Dept. of Architecture and Design.
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A Paradigm Shift: The IT Revolution in Architecture18º Class: "Frank ThreeD Gehry"
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Thursday May 21 20206:00 pm Rome12:00 noon New York9:00 am San Francisco1.Gehry: Assemblare/ to assemble Casa Gehry, Santa Monica 1978*RauschenbergCheapScape*2. Gehry: Spaziare/ to create spacePiano ed edifici per la Loyola Law School, Los Angeles 1978-1991* 3. Gehry: Separare/ to cut Centro commerciale, uffici e uuseo Edgemar, Santa Monica 1984-1988* 4. Gehry: Fondere/to melt
Museo e fabbrica della Vitra, Weil am Rhein, Germania 1987-1989*
5. Gehry: Slanciare / to slimMuseo Guggenheim, Bilbao Spagna 1991-1997* 6. Gehry: Liquefare/ to liquefy
Casa Lewis, Clevaland, Ohio 1989-1995
Readings
Antonino Saggio, Frank O. Gehry Architetture residuali, Testo&Immagine Torino 1997.
Bruce Lindsey, Digital Gehry Material Reistance Digital Construction, Birkhäuser, Basel, 2001
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Polis University
5 hours speech 200 images
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A Paradigm Shift: The IT Revolution in Architecture20º Class: DataDataData Base: But, We Should Call IT "InfoBase"
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Thursday, May 25, 20206:00 pm Rome12:00 noon New York9:00 am San FranciscoOnce Again The GridBUT A NEW IDEAS ARRIVESnot just Quantities (as in the spreadsheet) but but But YesFEATURESIf there are featuresThe Horizontal Lines becomes CONTAINERS of features and I Call Them"RECORDS"and the Vertical Lines Become"FIELDS"Both of them Are Virtually InfinitiveIn reality they are pertinent of what I needThe fields are container of INFORMATION they must weCoventionally structured to be in a information wordBut each vertical line can contai textualnumemericraster vector or 3d Infosyjis open the way to selective QUERIES!and to another accessories invention of greates use for designerGIS geographical Information Systems !
AssignmentCreate a simple DATA BASE sof pertinent characteristics for you topic of Aniene Flows Publish in your web siteInteresting booksMetaCity DataTownby MVRDVLocal Codeby Nicholas De MonchauxAn Open-video-course by Antonino Saggio
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A Paradigm Shift: The IT Revolution in Architecture19º Class: "A New Thinking. The 'What If?' Arrives"
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Thursday, May 25, 20206:00 pm Rome12:00 noon New York9:00 am San FranciscoOnce Again The GridValuesMore Values
A Great Jump!Not only Values but also RESULTS
The RESULTS Are Characterized by .. FUNCTIONSResults can Branch and the results become Values!If a value changes alt the connected results change.Here the two new arrivals in our world A. "What If?" as a way of thinkingB. The "model" as a intrisically dynamic interpretation of the worldAssignmentCreate a simple What if spreadsheet interpreting some actual conditions at CoronoVirus TimeImmagine the values, the relationship and test the mutations of certain values and conditions to understands what may Happen.Learn if you want other functions of a spreadsheet /here we are talking of 5% of potentials)Read the Story of Visi Calc
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